Scalea, l'operazione "Ghost work”, la conferenza stampa in Procura e i particolari

Le indagini condotte dalla Guardia di finanza con i metodi tradizionali - IL VIDEO DELLA CONFERENZA STAMPA


SCALEA – 13 dic. 19 - “Lavoro fantasma” è la traduzione letterale dell'operazione “Ghost work”, così denominata dalla Procura di Paola. A finire agli arresti domiciliari, il sindaco di Scalea, Gennaro Licursi, non ovviamente nella sua funzione di carica pubblica, ma per la sua attività lavorativa, quale responsabile del servizio di continuità assistenziale 118 e guardie mediche del distretto Asp del Tirreno. Un lavoro amministrativo nella struttura del cosiddetto poliambulatorio, l'ospedale mancato di Scalea. L'attività della Guardia di finanza di Scalea, coordinata dal capitano Federico Gragnoli, comandante delle tenenza di Scalea e, a livello provinciale dal comandante, colonnello Danilo Nastasi, si è estesa su tutto il territorio con pedinamenti e intercettazioni telefoniche. La base dell'indagine è sui famosi “Furbetti del cartellino”. Viene contestato a Gennaro Licursi, 66 anni, di Scalea, assistito dall'avvocato di fiducia, Luigi Crusco, del foro di Paola, di aver utilizzato il proprio tesserino per il rilevamento automatico della presenza in entrata, per poi allontanarsi senza alcuna giustificazione dalla sede di servizio per fini personali e non istituzionali, senza utilizzare il tesserino per l'uscita, “facendo apparire di essere in servizio nelle ore in cui non svolgeva alcuna attività istituzionale.

LE INDAGINI

Le indagini della Guardia di finanza sono entrate nei particolari fino a rilevare che Licursi si assentava spesso per prendere il caffè, ma anche per appartarsi in luoghi nascosti con una donna. I finanzieri della Tenenza della Guardia di Finanza di Scalea, nelle prime ore della mattinata di ieri, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Gip presso il Tribunale di Paola, Maria Grazia Elia, su richiesta del Procuratore capo della Repubblica, Pierpaolo Bruni, e del Sostituto procuratore, Maurizio De Franchis. Per Gennaro Licursi, che oltre ad essere sindaco di Scalea è anche consigliere provinciale di Cosenza, è stata disposta la misura degli arresti domiciliari. Contestualmente, è stato eseguito un decreto di sequestro preventivo per equivalente riferito alle 650 ore calcolate dalla Guardia di finanza e riferite alle ore in cui si sarebbe assentato dal posto di lavoro, nel periodo di indagine.

LA MISURA INTERDITTIVA

Il Gip ha anche disposto la misura interdittiva della sospensione dall’esercizio del pubblico servizio nei confronti di tre dipendenti dell’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza. Si tratta di Angela Riccetti, di Scalea, Paolo Filice di Carolei e Valentino Cupelli di Amantea. A questi ultimi viene contestato il fatto di aver “attestato falsamente” le missioni di Gennaro Licursi. Licursi, una volta timbrato il “cartellino”, lasciava l’ufficio e si dedicava allo svolgimento di quotidiane attività di natura personale; “sovente - viene riferito - il pubblico amministratore attestava falsamente di essersi recato in “missione” per conto dell’ufficio, occupandosi, anche in questo caso, di questioni non attinenti al servizio. In tal caso, le indagini hanno permesso di accertare, altresì, la complicità dei suoi colleghi, i quali, dipendenti presso diverse sedi dell’Asp (Cosenza, Amantea, Scalea), attestavano che la missione si era svolta regolarmente, nonostante il sindaco non si fosse nemmeno mai recato presso le stesse”.

LE INTERCETTAZIONI. IL PROCURATORE

Il procuratore Capo di Paola, Pierpaolo Bruni, insieme ai vertici provinciali e locali della Guardia di finanza ha tenuto una conferenza stampa per illustrare l'attività di indagine. Questa volta, ha subito precisato il capo della Procura di Paola, non si tratta di complesse ricostruzioni di documenti, anche di difficile lettura, ma di un'attività di indagine tradizionale. Sono diversi i video girati sul territorio e le intercettazioni che renderebbero un quadro chiaro della vicenda. «Anche questa volta – ha detto il procuratore Bruni – la Guardia di finanza ha dato prova di sapere indirizzare le investigazioni attraverso sistemi classici di osservazioni, pedinamenti e rilievi fotografici». Il colonnello Danilo Nastasi ha sottolineato come il fenomeno dell'assenteismo sui luoghi di lavoro sia noto da tempo, verso il quale, negli ultimi periodi c'è una costante attenzione.

IL CAPITANO GRAGNOLI

Il capitano, Federico Gragnoli, ha coordinato le indagini sul campo ed ha ricordato che l'attività è stata condotta per diversi mesi coprendo un arco temporale ampio. «Le attività sono state condotte con l'osservazione classica, anche con pedinamenti e osservazioni; ma anche con l'ausilio di mezzi tecnici, come le telecamere installate all'interno degli uffici; sistemi Gps e analisi dei tabulati telefonici. L'attività – ha sottolineato il capitano Gragnoli – si inserisce nell'ambito del contrasto all'assenteismo, all'attenzione quotidiana della Guardia di finanza. La condotta fraudolenta è particolarmente grave. Il meccanismo andava avanti da parecchio tempo ed aveva consentito al principale indagato, Licursi, di assentarsi dal posto di lavoro pressoché quotidianamente senza motivi giustificativi». Il capitano Gragnoli ha anche spiegato la presenza degli altri tre indagati. «Le tre persone hanno attestato la presenza di Licursi presso diverse sedi degli uffici dell'Asp, ad Amantea, Paola e Cosenza, quando invece quest'ultimo non si era mai recato lì. Le indagini condotte sotto la guida della Procura di Paola hanno portato alle misure per gli indagati». Nel corso della conferenza stampa è stato anche sottolineato che le cariche istituzionali non rientrano, almeno per quanto riguarda l'ufficio della Procura, nei possibili risvolti penali. In questo caso, bisognerà, quindi capire anche le decisioni politiche del principale indagato.

IL MINISTRO FABIANA DADONE

Sulla questione relativa alla pubblica amministrazione è intervenuto il ministro Fabiana Dadone. «Notizie come quella dell’arresto del sindaco di Scalea, accusato di essersi assentato arbitrariamente dal posto di lavoro, fanno male, non solo perché ora sono ministro della Pubblica Amministrazione. Fa male, anche da cittadina, vedere che qualcuno tradisce la fiducia che lo Stato ripone in lui, prendendosi la libertà di spendere come meglio crede il tempo che dovrebbe dedicare allo Stato. Non credo, però, che puntare sempre l’attenzione su chi sbaglia sia un percorso positivo.

Per me - ha proseguito il ministro della Pubblica amministrazione Fabiana Dadone - chi sbaglia deve pagare e andare immediatamente fuori dalla Pubblica amministrazione, però continuare a dire che ci sono soltanto persone che sbagliano porta anche a una percezione da parte del cittadino di una Pubblica Amministrazione che è ancora più negativa di quella che è. La maggior parte dei dipendenti lavorano e vanno anche oltre l’impegno che gli è richiesto, per riuscire a dare dei servizi funzionali per il Paese. Vorrei che spostassimo l’attenzione su chi è bravo e a ha interesse a far sì che l'immagine del Paese sia migliore».

LE SCAPPATELLE

E' risultato dai dati delle celle telefoniche agganciate che Gennaro Licursi non si trovava sul luogo dove era stato comandato di recarsi in missione. Le indennità di missione, rivelano le indagini, sono state liquidate nelle buste paga dell'indagato, unitamente agli emolumenti stipendiali. “Per quanto concerne gli emolumenti stipendiali indebiti, si è proceduto, per il relativo calcolo, a quantificare le ore di assenza dall'ufficio, prendendo in considerazione l'intero arco temporale della missione comandata, ma non espletata”. Le indagini rivelano inoltre che i militari, in taluni casi, hanno provveduto a verificare direttamente la condotta del dipendente dell'ufficio Asp di Scalea, con attività di pedinamento. Gennaro Licursi sarebbe stato intercettato, negli orari in cui avrebbe dovuto essere in servizio, all’interno del Parco del Corvino, nelle immediate adiacenze del Centro Sportivo, in sosta all'interno di un'area circondata da una folta vegetazione insieme ad un'altra persona. A tal proposito, sono state scattate, a debita distanza, al fine di non far rilevare la presenza dei militari ed evitare che l'attività venisse scoperta dall'indagato, foto e video nonché predisposte apposite informative. In più occasioni l'attività di pedinamento “ha consentito di rilevare che l’indagato, subito dopo essersi recato in Diamante, nel dirigersi verso Scalea, nelle immediate vicinanze del lungomare di Santa Maria del Cedro, dopo essersi affiancato ad un altro autoveicolo, che era in sosta, ha fatto scendere, dalla propria autovettura, la donna con la quale si era intrattenuto nel Parco del Corvino di Diamante”.

LA RIVELAZIONE DELLA PRESENZA DI UN'INDAGINE

La decisione di concedere gli arresti domiciliari a Gennaro Licursi è dovuta al fatto che sussiste, secondo il Gip il concreto ed attuale pericolo per la genuinità delle acquisizioni delle fonti di prova. “Emerge dall’informativa della Guardia di Finanza del 14.8.2019 che dal giorno 18.6.2019 (giorno in cui è stato eseguito il decreto di esibizione presso l’Asp ove sono stati acquisiti gli atti da cui desumere le condotte fraudolente poste in essere dagli indagati attraverso un incrocio delle stesse con le emergenze investigative)Gennaro Licursi ha modificato il suo modus operandi e non si è più ingiustificatamente assentato dal luogo di lavoro. Ancora, le attività tecniche hanno subito una drastica e netta perdita di efficacia a decorrere dal 18 giugno 2019, ovvero dal giorno successivo all’intervento effettuato dalla polizia giudiziaria delegata all'acquisizione di atti. Tale circostanza porta a ritenere che terzi abbiano rivelato l’esistenza di investigazioni a carico del Licursi ed evidentemente anche l’oggetto delle stesse, circostanza questa che ha determinato il mutamento di condotta. La conclusione è avvalorata dal dato che Licursi in data 11 luglio 2019 si è presentato presso gli uffici della Guardia di Finanza di Scalea perché preoccupato in quanto venuto a conoscenza di attività investigative sul suo conto quale dipendente dell’Asp di Scalea. Appare quindi evidente che il Licursi e gli altri coindagati possano godere di una rete di soggetti che si sono spinti anche a rivelare un segreto di Ufficio pur di tutelare il Licursi e i suoi correi, circostanza questa che fa ritenere altamente probabile il pericolo di inquinamento delle fonti di prova, anche attraverso versioni concordate e di comodo.

IL VIDEO INTEGRALE DELLA CONFERENZA STAMPA IN PROCURA


IL SERVIZIO VIDEO SULL'OPERAZIONE



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