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Scalea, interrotta la protesta dell'imprenditore balneare Sassone. Dal Comune arriva il diniego

Aggiornato il: giu 13

SCALEA – 11 giu. 20 - Interrotta la protesta dell'imprenditore balneare Mimmo Sassone. «Ovviamente, la risposta è stata sul diniego della concessione», ha dichiarato. Ma, il senso della protesta di Sassone è legato al fatto che sulla questione, nonostante le continue sollecitazioni, si registrava un “colpevole silenzio”. E la situazione di stand by non permetteva all'imprenditore di intraprendere eventuali azioni giudiziarie. Lo stallo genera ulteriori problemi che non garantiscono alcuna soluzione.


la solidarietà dei colleghi

Mimmo Sassone, dopo aver riposto a terra le catene, promette di proseguire per altre strade, ritenendo che, anche grazie a varie sentenze degli alti gradi di giustizia, si possano separare le due cose, il pagamento dei tributi e la concessione rilasciata per l'attività imprenditoriale anche perchè, spiega Sassone: «Se un imprenditore non ha la possibilità di lavorare, in che modo può ripianare l'eventuale debito con il comune. Un principio che - afferma Sassone – è stato già sancito dai massimi gradi di giustizia. Ci sono sentenze della Corte di Cassazione che fanno ormai giurisprudenza ed il risultato è che bisogna dare la possibilità agli imprenditori di poter lavorare per ripianare eventuali debiti, atteso che siano dovuti». Ma, Sassone esprime anche grande amarezza perché ritiene che si usino due pesi e due misure per la stessa problematica. «Sono a conoscenza che altre attività ricettive di Scalea che hanno anche gli stabilimenti balneari, hanno lo stesso problema. Però a queste strutture non è stata negata la concessione. Mi chiedo come mai? Ci sarà pur qualcuno che riuscirà a far luce su tutto questo». Commentando l'azione posta in essere, Sassone, ha poi spiegato che mai avrebbe voluto arrivare a tanto. «E' stato però l'unico modo per ottenere una risposta, seppur negativa, che non arrivava mai. E non credo che un cittadino debba arrivare ad azioni eclatanti per avere il diniego o il consenso ad una richiesta fatta regolarmente e protocollata e che invece ha generato un “silenzio tombale”, sul quale mi sto interrogando da tempo per cercare di capire se si tratti di una prassi, errata, a mio giudizio, quella di fare attendere il cittadino, o se ci sia un problema nei miei riguardi o verso la mia famiglia. In quest'ultimo caso, allora, il problema sarebbe ancor più grave. Non avendo nessuna risposta, non potevo avviare alcun ricorso. Adesso, almeno, con l'uso delle catene, sono riuscito ad ottenere un diniego che sarà valutato dal Tar. Quel che è certo è che non mi fermerò e andrò avanti fino in fondo per capire se è una linea comune per tutti o se si tratta di una situazione che riguarda solo la mia attività».



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