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Scalea, il "caso” pro loco diventa "politico”. Soci a rischio espulsione

Elezioni rinviate e polemiche sulle quote societarie. Interviene Achille Tenuta, consigliere d'opposizione e avvocato, oltre che socio


SCALEA – 19 nov. 19 - Il “caso” della pro loco, associazione che dovrebbe occuparsi della valorizzazione delle risorse naturali, culturali e storiche della località in cui opera, diventa anche politico. E' inutile negarlo, c'è un certo interesse della politica locale, altrimenti non si spiegherebbe questo ritorno di fiamma in un momento in cui dovrebbero svolgersi le elezioni per il rinnovo delle cariche dirigenziali. Nella locale associazione sarebbe emersa, negli ultimi giorni, la possibilità dell'estromissione di circa venti soci che non avrebbero effettuato regolarmente il pagamento nel 2019 della quota dell'anno precedente. C'è da ricordare che le elezioni fissate per lo scorso 10 novembre sono state interrotte, sul filo di lana, per una riunione del Consiglio di amministrazione che aveva il compito di ascoltare il parere del presidente provinciale dell'Unpli, Antonello Grosso La Valle.

Altri consiglieri, così fa sapere l'avvocato e consigliere comunale Achille Tenuta, hanno invece invitato quest'ultimo, anche in rappresentanza di alcuni vecchi soci, da un paio di decenni. Soci che, afferma in una nota stampa l'avvocato Achille Tenuta: “qualcuno, in modo vergognoso e con un colpo di mano, avrebbe voluto fare fuori sull’errato presupposto dell’asserita invalidità del pagamento nel 2019 della quota dell’anno 2018. Questo CdA aperto ha esaminato lo Statuto e gli atti, tra cui deliberati del CdA e assembleari, da cui risulta che non esiste alcun termine per pagare la quota. Veniva così accertato: che la quota va pagata nel termine fissato eventualmente dal CdA”. Insomma dietro al “caso pro loco” sembrano muoversi le ombre dei rappresentanti del consiglio comunale distorcendo, in qualche modo, quella che dovrebbe essere la missione dell'associazione, e cioè: operare per valorizzare il territorio, forse, anche lontano dalle posizioni politiche.

Tenuta ha fatto una riflessione anche su un possibile riflesso finanziario della vicenda: “Se fossero estromessi ingiustamente 20 soci e se ognuno di essi si rivolgesse ad un avvocato per impugnare la propria ingiusta decadenza e vincessero la causa – ha ipotizzato - ciò costerebbe agli autori di tale illegittima scelta una somma per spese legali intorno a 50.000 euro (20 cause), oltre al risarcimento dei danni”. Secondo quanto sostenuto dal consigliere comunale d'opposizione: “i soci devono obbligatoriamente pagare la quota prima di esercitare il voto”, quindi “sarebbe stato ed è ancora possibile pagare le quote 2018 e 2019, come anche stabilito unanimemente dal CdA il 23 ottobre, fino al momento del voto. Tutto ciò fa capire che le polemiche sono strumentali ad un disegno di “conquista” della Pro Loco da parte di qualche neo iscritto, che non avrebbe alcun ritegno neanche difronte all’ipotesi di dover estromettere una ventina di soci storici, che da oltre venti anni hanno consentito la vita di questa Pro Loco”.

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