Scalea, l'estate dopo il lockdown. Stabilimenti balneari: parla Mimmo Sassone VIDEO


SCALEA – La “ripartenza” con chi ha a che fare con “l'industria” del turismo è difficile, piena di incognite. Non c'è un percorso tracciato. Si prosegue alla giornata. Le prospettive non possono essere a lungo termine. La pandemia ha congelato un settore difficile, per cui basta poco e salta un intero anno. Congelato, sì, ma che rischia di sciogliersi sotto il caldo sole di agosto. Sì perchè dopo l'estate 2020, c'è anche l'inverno del 2021 che bisognerà superare con ciò che si è realizzato in estate. Molte famiglie vivono esclusivamente con i proventi delle attività estive. Per capire quanto è dura la ripartenza abbiamo sentito un “navigato” imprenditore; famiglia storica della ristorazione e dell'intrattenimento. Mimmo Sassone, è il titolare del “Billionaire”. Stabilimento balneare, sala di intrattenimento musicale, ristorante e poi con la famiglia gestisce anche il “Jeni's by Lanterna blu” sotto i portici di via Lido, in centro a Scalea: bar, pasticceria, caffetteria. Mimmo Sassone è anche presidente dell'associazione Mare Pulito. Insomma, un personaggio che bene conosce la storia del turismo nella città, soprannominata “La Rimini del sud”.

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A Mimmo Sassone abbiamo chiesto come si prospetta questa ripartenza:

«C'è innanzitutto la paura di affacciarsi ad una situazione nuova. E' molto difficile tornare in mezzo alla gente».

Non ci sono ancora ombrelloni piantati sull'arenile, come mai?

«Fino a qualche giorno fa eravamo estremamente preoccupati. Non venivano prospettate normative precise. Si parlava di distanziamenti di 25 metri quadrati fra gli ombrelloni. Si prospettavano rischi penali e civili per eventuali contagi da Covid riconducibili all'attività. Poi sono cambiate le norme. In qualche modo ci proveremo. Spero che riusciremo a recuperare le spese. Ci sono i canoni e le tasse da pagare».

Ma a Scalea, qual è la situazione?

«Si lavora più o meno venti giorni all'anno. Dal primo sabato d'agosto fino all'ultimo sabato dei venti giorni successivi. Siamo in calabria, non siamo in Liguria, a Forte dei Marmi o a Rimini. In questo periodo, facendo il conto della “serva”, nei venti giorni dobbiamo recuperare il denaro per il personale, per le utenze, per le tasse, le concessioni, i fornitori, qualche debito fatto durante l'inverno, e poi devono restare i soldi per sopravvivere. Immaginiamo, con la pandemia, cosa si possa fare in questi venti giorni. Fra l'altro, abbiamo perso altre date importanti: Pasqua, il 25 aprile, il ponte del 1 maggio. Tutte “boccate d'ossigeno” che ci permettevano di arrotondare le spese».

Ci sono già prenotazioni?

«Solo informazioni. Ci chiedono se apriamo. C'è molta incertezza. Una situazione che pesa».

Come sarà una giornata tipo a mare in tempo di pandemia?

«Per fortuna è stata archiviata l'ipotesi plexiglass. Non si possono realizzare forni sull'arenile. Con la ventilazione ci sono 35°, se la blocchiamo, rischiamo di avere 70° e il cliente potremmo ritrovarlo già cotto. Bisognerà stare attenti agli assembramenti. Ci vorranno più bagnini. Uno solo non potrà farcela. Abbiamo tante famiglie, numerose, un turismo “povero”. Speriamo che non succeda niente».

Qual è la difficoltà maggiore da superare?

«E' sicuramente l'assembramento. I bambini, le famiglie numerose, che vengono qui a Scalea. Un nucleo familiare di cinque sei persone difficilmente riesce a prendere più di un ombrellone. Fra l'altro, tecnicamente non ci sono. E' prevista una riduzione di ombrelloni del 60%».

Mediamente quanti ombrelloni ha?

«La media è di 100, 110 ombrelloni. Secondo le ultime normative riusciremo a piantare 60 ombrelloni. Siamo fiduciosi perché siamo imprenditori, ma molto preoccupati».

Come vede la situazione nelle aree di spiaggia libera?

«Ho la spiaggia libera a fianco. Ho visto situazioni che voi “umani” non potete neanche immaginare. Spero che riescano a mettere dei vigili in divisa, in uno spazio con un numero massimo di accessi. Ho visto, in passato, giornate con presenze di bagnanti sdraiati uno sull'altro come trichechi. Fa parte di un modo di vivere, un modo di essere».

Lei ha anche il ristorante.

«Qui è un problema ancora più serio. Ho la sensazione che quest'anno salti. Forse riusciremo a fare qualche panino. E' talmente complicato, in questo momento, che diventa improponibile. Lavoriamo con spese 100 e incassi a 20».

Ha già ricevuto informazioni?

«Grazie al sindacato dei balneari, stiamo studiando la normativa che si spera sia a vantaggio della categoria».

Anche al bar pasticceria di famiglia?

«Lì c'è la preoccupazione di fare tutto e bene. Lavoriamo con il terrore che un eventuale controllo possa trovare un cavillo che fa saltare l'intera stagione».

La paura per la categoria dei balneari?

«Non riuscire a passare l'inverno prossimo. È una paura concreta. Abbiamo anche un limite imposto dalle banche. Lavorando solo due mesi veniamo guardati con preoccupazione e titubanza».

C'è la previsione di qualche aiuto?

«Fino ad ora siamo stati lasciati soli, anche dopo le mareggiate di questo inverno. Speriamo che il nuovo governatore possa invertire la rotta».

Se dovesse chiedere un intervento alle istituzioni?

«Un occhio di riguardo per la nostra categoria. Bisognerà cercare di capire che lavoriamo solo venti giorni all'anno. I canoni che noi paghiamo sono gli stessi di altre regioni dove il turismo è più lungo e fa registrare altre cifre. In quelle zone un ombrellone costa dai 25 ai 30 euro al giorno; qui da noi la media, compreso il parcheggio, è di 10 euro al giorno. Il canone è lo stesso per noi e per le altre realtà di altre regioni».

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