Scalea, caso "pro loco”: interrogazione del consigliere comunale Alessandro Bergamo

L'esponente del gruppo consiliare "Scalea 3.0" fornisce la sua versione e interroga il sindaco Licursi #scalea


Il consigliere Alessandro Bergamo

SCALEA – 22 nov. 19 - L'attenzione della politica locale è concentrata sulla pro loco. L'associazione di promozione del territorio, al momento, è inutile negarlo, è anche terreno di scontro fra i vari rappresentanti del consiglio comunale, e non solo. Il gruppo consiliare “Scalea 3.0” con il consigliere comunale Alessandro Bergamo ha presentato un'interrogazione urgente, a risposta orale, al sindaco Gennaro Licursi.

L'esponente dell'opposizione, infatti, ritiene che quanto sostenuto nei giorni scorsi da Achille Tenuta, altro consigliere d'opposizione e presidente del consiglio comunale, non sia conforme alla verità dei fatti accaduti “con il chiaro tentativo di raggirare l’opinione pubblica”. Bergamo che è anche socio della pro loco segnala, nella sua interrogazione, “le gravissime irregolarità condotte da alcuni soggetti sia interni che esterni al consiglio di Amministrazione dell’associazione che potrebbero configurare pesanti illegittimità procedurali inerenti alla compravendita di pacchetti di tessere e al mancato rispetto delle norme contenute nello Statuto dell’associazione”. Il consigliere Bergamo vuole sapere se il sindaco è al corrente della situazione, “se non ritiene che tali manovre di inquinamento del voto per il rinnovo delle cariche elettive della Pro-Loco siano portate avanti dal consigliere Tenuta che ha sostenuto la spesa di 1.360 euro corrispondente a 44 tessere di soci e che stia tentando di impadronirsi della pro loco con l’evidente obiettivo meramente clientelare ed elettorale, in vista delle elezioni comunali del 2021”. Ancora, sempre nell'interrogazione, Bergamo chiede al sindaco: “se non avverte il rischio che in tal modo la Pro-loco, che fondamentalmente è patrimonio dell’intera comunità scaleota, diventerebbe un feudo politico del gruppo “Pensiamo a Scalea” che nel comunicato stampa, del 19 novembre, del suo capo Tenuta, ha gravemente distorto la realtà dei fatti.

Quali iniziative intende adottare al fine di contribuire a riportare la piena legalità all’interno dell’associazione pro loco di Scalea che non ha bisogno di tali guerriglie finalizzate a obiettivi politici. Se conviene sul fatto che il ruolo essenziale dell’associazione pro loco sia la collaborazione fattiva e libera soprattutto con l’amministrazione comunale, senza strumentalizzazioni da parte di figure politiche, al fine di promuovere iniziative in favore di tutta la cittadinanza invece che di una minima parte politica”. Ciò che sostiene il consigliere Bergamo è il fatto che l'associazione debba e possa sentirsi libera dai vincoli politici. Sulla questione dei tesseramenti, e dei pagamenti delle quote da parte degli iscritti, la questione è complessa ed ha aperto una serie di polemiche. Bergamo ricorda, fra l'altro, che: “La convocazione dell’assemblea dei soci della pro loco per il 28 novembre 2019 con all’o.d.g. il rinnovo delle cariche, è firmata dal vice presidente, Anna Manco e non dal presidente Giovanni Le Rose che, non ha mai delegato alcuno a firmare in sua vece per cui la convocazione è priva di qualunque valore. In realtà si tratta di un desiderio spasmodico di cacciare al più presto l’attuale presidente che, negli scorsi mesi, ha subito un accanita aggressione, anche attraverso un giornale locale, con il tentativo di screditarne l’immagine. La vice presidenza – ricorda Bergamo - non è una carica autonoma, ma una funzione da esplicarsi solo ed esclusivamente in caso di impedimento della presidenza per cui la firma posta sulla nota in questione è illegittima perché posta senza mandato”. Lo scorso 25 ottobre, secondo quanto sostiene Bergamo, non sarebbero state discusse ed analizzate le posizioni di di alcuni iscritti al fine di ratificarne la regolarità dei pagamenti”. Nell'interrogazione vengono affrontati ancora altri elementi.

Aggiunge Bergamo: “In realtà la presunta regolarizzazione, fatta passare come approvata nella seduta del 25 ottobre 2019, che in verità non è stata mai discussa, afferisce alla sanatoria della morosità di n. 44 soci la cui quota sociale è stata versata per intero dal socio Achille Tenuta, per come risulta dalle ricevute acquisite agli atti, per ben 1.360 euro avvenuto per contanti e con assegno di conto corrente personale. Nel caso di specie, tra l’altro, risulta ampiamente che alcuni dei soci per i quali è stata pagata la quota, non sono o non erano assolutamente al corrente di essere iscritti. La vicenda per come avvenuta – scrive Bergamo nell'interrogazione - viola pesantemente la legittimità delle procedure e configura certamente un chiaro inquinamento del voto, ovvero della lesione del libero esercizio del diritto di voto e della libertà di scelta nella funzione del diritto al voto medesimo. Ciò ancor più alla luce delle candidature legate da vincoli di parentela e politicamente vicine alla Vice presidente e al di lei marito Achille Tenuta, tutte facenti parte del gruppo politico Pensiamo a Scalea”.

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