Scalea, arresti convalidati per i due che avevano realizzato una piantagione di cannabis

Per il Gip permane l'esigenza della custodia cautelare in carcere


La piantagione di Orsomarso

ORSOMARSO – 18 ago. 19 - I due indagati per la piantagione di cannabis nel parco del Pollino restano in carcere. Lo ha deciso il Giudice del tribunale di Paola che ha accolto la richiesta del pubblico ministero di mantenere la custodia cautelare in carcere. In effetti, gli elementi raccolti dai carabinieri della compagnia di Scalea, coordinati dal capitano Andrea Massari, e l'arresto avvenuto in flagranza di reato, lasciavano pochi margini per ottenere una diversa pronuncia sulla misura a carico dei due indagati.

Non si esclude che gli avvocati difensori possano presentare ulteriori istanze per ottenere la remissione in libertà dei due. Come è noto, i carabinieri hanno scoperto e successivamente distrutto 370 piante di marijuana che erano state coltivate in un terreno demaniale, servito da un piccolo corso d'acqua. I carabinieri della locale Compagnia hanno operato con i colleghi dello squadrone eliportato “Cacciatori Calabria”, coadiuvati da personale dell’ottavo nucleo elicotteri di Vibo Valentia. Inizialmente è stata scoperta la piantagione, durante una serie di attività sul territorio dei militari del Nucleo operativo. Poi i carabinieri si sono appostati per cercare di individuare chi curava la piantagione e per sorprendere i responsabili in flagranza. Così è stato. Nei giorni scorsi, i militari, si sono appostati ed hanno atteso l'arrivo degli indagati. In flagranza di reato sono stati arrestati: un cinquantunenne di Cetraro, Franco Scorza; e un quarantaduenne di Scalea, Davide Perrone.

La piantagione era stata realizzata su un terreno demaniale in una contrada montana del Comune di Orsomarso, in pieno Parco del Pollino. Le piante, alte tra uno e due metri circa e nascoste tra la fitta vegetazione della zona, sono state individuate nel corso di uno dei servizi perlustrativi che vengono periodicamente svolti dai militari durante la stagione estiva e finalizzati alla ricerca di coltivazioni di canapa indiana. I carabinieri hanno anche trovato gli attrezzi da lavoro utilizzati dai coltivatori: un generatore di corrente collegato ad una pompa di sollevamento acqua e un lungo tubo in gomma, del tipo di quelli da giardino, utilizzato per irrigare. Oltre alla posizione, che garantiva sole e umidità, la coltivazione poteva ottenere acqua in abbondanza attraverso un corso d'acqua presente in zona. Una collocazione ideale che se fosse andata definitivamente in produzione avrebbe fruttato un po' di denaro.

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