Rossano: Operazione "Fangorn” concluse le indagini preliminari

Aggiornato il: feb 17

La procura teorizza l'esistenza di un'organizzazione criminale per il taglio abusivo di alberi


CORIGLIANO ROSSANO - 16 feb. 20 - La Procura della Repubblica di Castrovillari ha comunicato alle parti imputate e ai rispettivi difensori (avv.ti Ettore Zagarese, Maurizio Minnicelli, Francesco Nicoletti, Francesca Console, Raffaele Meles, Giusy Acri, Giovanni Giannicco, Leonardo Trento, Franco Mundo) la conclusione delle indagini preliminari relativamente alla operazione denominata “Fangorn”.

Con la chiusura delle attività investigative il Pubblico Ministero ha teorizzato la sussistenza di una organizzazione criminale che avrebbe gestito le attività di taglio abusivo di legname nelle aree montane di Rossano. Da qui il fermo, nell’estate 2019, di 15 persone che secondo le indagini condotte dai carabinieri della Compagnia di Rossano, avrebbero dato il loro contributo sia nel taglio, che avveniva per lo più in aree demaniali, sia nella ricettazione del legname depezzato, che veniva poi stoccato in alcuni magazzini e rivenduto ai consumatori finali.

Le indagini, coordinate dal pm della Procura di Castrovillari Luca Primicerio sono state avviate dopo il tentato omicidio, verificatosi nel gennaio 2018, di un allevatore di Rossano già vittima di un tentativo di estorsione. L'inchiesta avrebbe portato alla luce anche il furto di automezzi per trasportare la legna.

Nel frattempo il quadro cautelare è stato notevolmente ridimensionato a seguito di interventi da parte del Tribunale del Riesame di Catanzaro e del GIP di Castrovillari.

L'ATTIVITA' DI INDAGINE

Le attività di indagine sono scattate a seguito del tentato omicidio di un allevatore rossanese, occorso all’inizio di gennaio 2018: nell’occasione i militari dell’Arma furono chiamati a seguito di una segnalazione da parte della persona offesa, la quale raccontava di essere stata attinta da colpi di fucile nell’area montana di Rossano mentre era a bordo del proprio fuoristrada. Solo per un caso fortuito i colpi finirono sul montante del fuoristrada e l’allevatore ne uscì sostanzialmente illeso. Le investigazioni, quindi, condotte sia con attività tecniche, ma anche con escussione di persone informate sui fatti e attività investigative tradizionali, hanno mostrato come una vera e propria organizzazione avrebbe gestito le attività di taglio abusivo di legname nelle aree montane di Rossano e come, a vario titolo, i partecipanti alla presunta associazione avrebbero dato il loro contributo sia nel vero e proprio taglio, ma soprattutto nella ricettazione del legname depezzato che veniva poi stoccato in alcune aree o magazzini e rivenduto ai consumatori finali: le attività di taglio, come verificato attraverso sopralluoghi tecnici, avvenivano per lo più in aree demaniali, regionali e comunali tra cui alcune sottoposte a vincolo comunitario, poiché riconosciute da normative europee quali Siti di Interesse Comunitario “Habitat”. Per effettuare le operazioni di taglio, alcuni degli indagati inoltre, avrebbero effettuato una serie di furti di fuoristrada che venivano poi trasferiti in aree difficilmente accessibili nelle zone boschive di Rossano e Longobucco ed utilizzati per il trasporto del legname.

Proprio la volontà di sfruttare le aree naturali sarebbe anche alla base di un tentativo di estorsione nei confronti del citato allevatore e commesso da quattro degli indagati nel novembre 2017, allorquando la vittima, recandosi presso il proprio appezzamento di terreno in località Conche di Longobucco, trovò un ovile completamente bruciato denunciando anche il furto di alcuni capi di bestiame e l’uccisione di altri. Da quanto ricostruito nel corso delle investigazioni, il gesto avrebbe voluto incutere timore all’allevatore, costringendolo a liberare il proprio terreno al fine di avvantaggiare gli interessi e le dinamiche criminali dell’associazione.

Sempre nel corso delle indagini è emerso come, in talune aree montane di Rossano due dei fermati avrebbero posto in essere anche delle estorsioni consumate in danno di dieci proprietari di immobili: questi ultimi, sotto la minaccia di danneggiamenti ed angherie avrebbero sborsato una quota annuale ai due fratelli per le attività di controllo, la c.d. guardianianonché per i lavori di manutenzione necessari nel corso dell’anno.

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