Roseto Capo Spulico, matrimonio di comodo scoperto dalla Guardia di finanza

Settemila euro per sposarsi: il raggiro scoperto dalla Guardia di finanza, 4 denunce #rosetocapospulico #montegiordano


ROSETO CAPO SPULICO - 18 nov. 19 - La Guardia di Finanza della Tenenza di Montegiordano, nel corso di controlli mirati in materia di contrasto all’immigrazione clandestina effettuati sulla S.S. 106 Jonica, nei giorni scorsi, ha denunciato 4 persone per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, per aver organizzato un cosiddetto “matrimonio di comodo”.

I Finanzieri hanno sottoposto a controllo, nel territorio di Roseto Capo Spulico, un’autovettura proveniente da Bari e diretta a Corigliano Rossano, con a bordo tre soggetti di nazionalità marocchina (di cui uno rivelatosi successivamente “clandestino”) ed una donna rumena.

Nell’immediatezza del controllo, gli occupanti dell’autovettura hanno tentato di giustificare la propria presenza nella zona dichiarando di provenire dalla vicina Basilicata, ove avevano cercato lavoro nei campi.

Valutate le dichiarazioni non del tutto coincidenti dei soggetti e l’evidente nervosismo palesato dalla donna, i militari hanno quindi deciso di effettuare un’accurata perquisizione dell’automobile, rinvenendo numerosi documenti attestanti la prossima realizzazione di un matrimonio “combinato”.

La rumena, nel corso della prosecuzione dell’attività delle Fiamme Gialle, ha confessato che il futuro matrimonio era stato orchestrato proprio per far ottenere il permesso di soggiorno al futuro “sposo” marocchino, il quale, a tal fine, le avrebbe dovuto corrispondere la somma di 7.000 euro, (3.000 già pagati e 4.000 da saldare il giorno delle nozze).

I quattro soggetti sono stati, pertanto, denunciati a piede libero, in concorso fra di loro, alla Procura della Repubblica di Castrovillari, diretta da Eugenio Facciolla, per i reati previsti e puniti dalle normative che puniscono il favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Ora rischiano la pena della reclusione da uno a cinque anni e la multa di 15.000 euro.

L’attività svolta si inquadra in un più ampio dispositivo di polizia economico-finanziaria predisposto dalla Guardia di Finanza per la tutela della legalità economica e la repressione dei reati in genere.

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