Rapina da 200mila euro con buco alle poste di Schiavonea: arrestato un presunto responsabile

Indagini dei carabinieri con comparazione del Dna. Individuato uno dei componenti della banda


CORIGLIANO ROSSANO – 30 gen. 20 - E' stato tradito dalla traccia indelebile che lascia il nostro passaggio sugli oggetti: il Dna. Da un'accurata e minuziosa indagine sul luogo di una rapina alle poste di Schiavonea, frazione marina di Corigliano Rossano, si è giunti alla misura cautelare in carcere, emessa nei confronti di Mario Petrini, rossanese, di 46 anni accusato di rapina aggravata e sequestro di persona aggravato. Ovviamente, non soltanto il Dna, ma anche una serie di attività incrociate portate a termine dai carabinieri della Compagnia di Corigliano, coordinati dal capitano Cesare Calascibetta. Importanti riscontri ottenuti sia dai tabulati telefonici, che dai risultati delle analisi pervenute oltre due anni dopo dal Ris. Nel primo caso, veniva evidenziata nell’arco orario della rapina la presenza di alcuni soggetti di Rossano che si erano già resi responsabili qualche mese dopo di un colpo simile portato a termine con modalità del tutto simili, presso l’ufficio postale di Bocchigliero, comune al confine fra le province di Cosenza e Crotone; nel secondo caso, gli accertamenti scientifici del Raggruppamento investigazioni scientifiche di Messina avevano riscontrato, senza possibilità di errore, sul polsino di una delle due tute, trovate nel corso delle attività di indagine, tracce genetiche appartenenti a Mario Petrini, 46enne di Rossano, con diversi precedenti alle spalle per reati contro il patrimonio, la persona e gli stupefacenti.

Veniamo ai fatti. Per capire il contesto della rapina bisogna tornare indietro, al mese di maggio del 2017. In quella occasione, due persone con il volto completamente travisato avevano fatto irruzione presso l’ufficio postale di Schiavonea, alla marina di Corigliano Calabro, durante la pausa pranzo. All’interno erano rimasti solo i dipendenti ed un cliente. L’assalto era stato degno di un film. I due uomini indossavano guanti, passamontagna e tute da lavoro. Erano entrati all'interno dell'ufficio postale utilizzando un escamotage particolare. Avevano effettuato un buco nella parete confinante con il bagno dell'ufficio postale, da un magazzino non utilizzato da tempo. Avevano organizzato una sorta di ariete artigianale di grandi dimensioni ed avevano utilizzato gli attrezzi classici. Una volta all’interno dell’ufficio postale avevano minacciato tutti i presenti puntando alla testa le pistole e si erano fatti dare tutto il denaro contante in quel momento presente all’interno dello sportello Atm e della cassaforte, per un totale accertato di 171 mila euro. Il denaro era stato infilato nelle buste di plastica per la spesa. Prima di andar via, però, avevano ben pensato di ritardare i tempi di intervento legando tutti i presenti con fascette di plastica e corde, scappando dal buco nella parete da dove erano entrati. A quel punto, il lavoro delle indagini era passato nelle mani dei carabinieri che avevano immediatamente delimitato l'area della rapina ed avevano effettuato un accurato e minuzioso sopralluogo. Nel magazzino attiguo all'ufficio postale, le due tute da lavoro e l’ariete, utilizzati dai malviventi. A quel punto, anche i rilievi necessari per recuperare eventuali tracce di Dna. Tutto il materiale era stato inviato al Ris di Messina per gli accertamenti tecnico-scientifici e per la comparazione con la Banca dati nazionale del Dna. Non erano mancati gli interrogatori ai presenti per avere un quadro chiaro della situazione ed il recupero dei filmati delle videocamere di sorveglianza della zona, oltre ai tabulati telefonici delle celle di quell'area.



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