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Presunta violenza sessuale di gruppo: gli indagati restano liberi

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Pm per il ripristino della custodia cautelare in carcere


CORIGLIANO ROSSANO – 20 gen. 20 - Non torneranno in carcere i cinque indagati per un caso di presunta violenza sessuale consumata per anni, l'accusa sostiene per dieci anni, ai danni di una giovane donna di nazionalità albanese. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Pubblico ministero accogliendo la tesi degli avvocati difensori dei cinque indagati. Per il Pubblico ministero sarebbe stato necessario ripristinare la custodia cautelare in carcere. La seconda sezione penale della Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del pubblico ministero Gallone, accogliendo la tesi degli avvocati Francesco Cornicello, Giacinto D’Urso e Giovanni Scatozza. Confermata, dunque, la precedente decisione di remissione in libertà per gli indagati: P.G., 43 anni, S.G., 45, G.M., 38 anni, W.O., 42, e S.B., 37anni.

Le argomentazioni giuridiche espresse dagli avvocati D'Urso, Scatozza e Cornicello, in Corte di Cassazione sono state condivise dal procuratore generale. Alla luce di tale decisione, il collegio difensivo dei cinque indagati ha diffuso una nota nella quale si sottolineano: “la calunniosa finalità della denuncia sporta, le macroscopiche contraddizioni e l’inconsistenza d’una attività investigativa, tanto frettolosa quanto inspiegabilmente repentina, risalita alle cronache estive col clamore balneare e che ha visto adottare la gravissima misura della privazione della libertà personale degli indagati a scapito loro e della stessa civiltà giuridica con essi vilipesa”. I legali di uno degli indagati commentano ancora: “La pronuncia della Cassazione conferma che s'è trattato d'una macchinazione spiccatamente calunniosa, e l’approssimazione giuridica attraverso la quale essa è stata portata avanti in sede d’indagini preliminari ha causato seri danni al nostro assistito, il quale comunque ha sempre confidato in una sana e corretta giustizia in un paese civile”.

I fatti, risalgono allo scorso 14 agosto. I cinque, secondo l'accusa, dovrebbero rispondere di violenza sessuale di gruppo, estorsione per fatti commessi in Corigliano Rossano fino al luglio 2019 e nell’arco temporale di circa dieci anni. L’attività di indagine era scaturita dalla denuncia presentata in data 5 agosto da una cittadina albanese. La vittima narrava con dovizia di particolari di una serie interminabile di violenze sessuali, sevizie e soprusi di ogni genere subiti ad opera degli indagati, nel corso dei dieci anni. Spiegava come, una comune relazione sentimentale extraconiugale con uno degli indagati, si fosse in breve tempo trasformata in un’escalation di brutali violenze fisiche e psicologiche. Nella vicenda sarebbero emerse delle presunte minacce alla vittima. Le avrebbero detto, che le avrebbero ucciso il figlio di appena 5 anni ed il compagno, qualora si fosse rifiutata di fornire delle prestazioni sessuali. La vittima, secondo la prima ricostruzione, sarebbe stata costretta a prostituirsi, a subire rapporti sessuali anche di gruppo e comunque pratiche sessuali violente consistenti in vere e proprie sevizie, nonché a consegnare agli indagati consistenti somme di denaro sotto la minaccia di divulgare filmati che la ritraevano in atteggiamenti sessuali espliciti.

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