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Praia a Mare, non vedente, lavora come centralinista in ospedale, ma l'ufficio non è a norma

La denuncia dell'avvocato Luigi Calabria per il suo assistito: «iI bagno è molto distante e il mio cliente soffre di grave insufficienza renale». L'azienda sanitaria provinciale sembra fare orecchie da mercante

PRAIA A MARE – 24 lug. 20 - Un intreccio di situazioni, genera gravi difficoltà all'attività lavorativa di un centralinista, non vedente, che opera all'interno della struttura ospedaliera di Praia a Mare, alle dipendenze dell'Azienda sanitaria provinciale di Cosenza. Una situazione che si protrae da tempo e che, oltre a causare ulteriori problemi di salute al lavoratore, pone a rischio anche la stessa attività lavorativa. L'avvocato Luigi Calabria ha, da un po' di tempo, preso in mano la situazione per cercare di garantire al lavoratore innanzitutto i diritti che gli spettano, sia dal punto di vista della retribuzione che dell'ambiente di lavoro non certamente a norma. Tant'è, che proprio martedì scorso, in concomitanza con il rientro al lavoro del centralinista, l'avvocato Calabria ha sensibilizzato i carabinieri e la polizia municipale di Praia a Mare per verificare sul posto, la difficile situazione dell'ambiente di lavoro. Soffrendo, fra l'altro, di insufficienza renale, infatti, il lavoratore non ha la possibilità di andare al bagno perché la toilette è molto distante dal suo ufficio. Il centralinista, che ricordiamo è anche non vedente, infatti, deve attraversare un lungo corridoio e arrivare nell'area del pronto soccorso. Una situazione certamente impossibile. Fra l'altro, è facile intuire, che anche per lavoratori con meno problemi, quell'area di lavoro non è certamente a norma e la stessa toilette potrebbe non essere perfettamente in linea con le normative previste. Ma c'è di più: la questione ha generato ulteriori problemi anche dal punto di vista economico per cui l'avvocato Luigi Calabria si è visto costretto ad investire l'azienda sanitaria con il conseguente rimpallo di competenze che, talvolta, non garantisce la soluzione del problema. E per un lavoratore nella situazione del centralinista non è semplice.



“Da un'analisi delle buste paga – spiega l'avvocato - ci siamo resi conto che al 27 maggio, è stata elargita una retribuzione ridotta ad un terzo della paga totale. Abbiamo chiesto spiegazioni all'Asp su questa particolare situazione. Nell'inviare la comunicazione di messa in mora, abbiamo spiegato che il mio assistito non si è presentato sul posto di lavoro anche per l'emergenza sanitaria del Coronavirus, essendo invalido al cento per cento, non vedente, con una serie di patologie come l'insufficienza renale cronica. Per cui si è assentato dal posto di lavoro. Ma la cosa principale è che i luoghi dove svolge l'attività non sono a norma. L'ufficio non è dotato di toilette e considerata la patologia di cui risulta affetto abbiamo chiesto, entro il 12 luglio, data di rientro dalla malattia, la soluzione del problema, anche con un trasferimento in altro ufficio, che però fosse dotato di toilette”. Dal punto di vista economico c'è uno scambio di corrispondenza ufficiale; sulla situazione del sito lavorativo, c'è invece il silenzio più assoluto. La corrispondenza del legale raggiunge i vari uffici dell'azienda sanitaria e dell'ospedale. “A tutela e sicurezza del mio assistito – conferma il legale – i luoghi non sono a norma. La toilette deve essere all'interno dell'ufficio perchè il lavoratore è non vedente e non può spostarsi in lungo corridoio attraversando varie porte per raggiungere la toilette. Ora i carabinieri della locale stazione sono intervenuti per accertare la situazione del luogo di lavoro, non certamente a norma, e con la toilette che, seppur distante, non è organizzate per le persone diversamente abili. L'Asp non permette a soggetti invalidi di poter lavorare perchè il sito non è a norma di legge e questa situazione ha immancabilmente aggravato le condizioni fisiche del mio assistito”.

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