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Praia a Mare: disabile non ammesso alla scuola calcio; forse c'è un malinteso

Il "caso" è scoppiato sui social. I genitori di un bimbo down denunciano l'esclusione da un progetto sociale; la consigliera De Presbiteris replica: «Ho chiesto un po' di tempo. Questa amministrazione continuerà a prestare la massima attenzione e disponibilità verso i bambini e le loro famiglie»

PRAIA A MARE – 24 giu. 21 - Sembra nascere da un malinteso la vicenda che nella giornata di ieri è finita in pasto ai Social. Un bambino disabile non sarebbe stato accettato dalla scuola calcio comunale di Praia a Mare.

In serata, però, l’amministrazione ha fornito alcuni chiarimenti in riferimento a quello che, in pratica, sarebbe un progetto curato dalla consigliera Laura Depresbiteris, con delega ai servizi e programmi per l'integrazione e l'inclusione scolastica. La vicenda finita sui social, a quanto pare, non ha avuto neanche il tempo di essere chiarita faccia a faccia fra gli interessati. La storia, quindi, è diventata anche inevitabile oggetto di dibattito politico e sin da subito si sono registrate posizioni ben precise, che potrebbero sgonfiarsi se i chiarimenti riporteranno toni della discussione nei giusti canali.



La consigliera Depresbiteris evidenzia come “Tali episodi dimostrano, ancora una volta, la “pericolosità” dei social network, mediante i quali una qualsiasi notizia socialmente rilevante, anche se infondata, parziale o distortamente interpretata è in grado di creare un vero e proprio “caso”, screditando l’amministrazione da sempre sensibile e attenta ai bambini e ai più bisognosi”. Insomma, a quanto pare, nessuno avrebbe “intenzionalmente negato” ad un bambino disabile lo svolgimento di un’attività sportiva presso il campo polifunzionale di Praia a Mare. Quando la madre del bambino ha chiesto alla consigliera Depresbiteris se poteva iscrivere il figlio al progetto, le sarebbe stato immediatamente risposto di sì.



“Questa amministrazione – si legge in una nota - continuerà a prestare la massima attenzione e disponibilità verso i bambini e le loro famiglie, com’è avvenuto anche nel caso in esame in cui si è immediatamente adoperata al fine di consentire al bambino di partecipare al progetto nella massima sicurezza possibile. E’ ovvio, però, che le strutture comunali, quali il campo polifunzionale, sono beni pubblici e, in quanto tali, l’amministrazione non può disporne a proprio piacimento, dovendosi necessariamente interfacciare con gli uffici comunali al fine di garantire l’incolumità di tutti i fruitori”. Trattandosi di un bimbo con sindrome di Down, secondo la consigliera, che fra l'altro è anche insegnante di sostegno, bisognava attendere un po' di tempo per organizzare l'assistenza: “nel rispetto della sicurezza di tutte le parti interessate”. Quindi nessuna discriminazione. Le associazioni che hanno denunciato il caso scrivono: “Succede che si presenta la possibilità del calcio per bambini al centro socio-educativo comunale e, allora, pensi che finalmente prevarrà la tanto propagandata inclusività”. Ai genitori sarebbe stato risposto: "Abbiamo verificato e non c'è personale idoneo disponibile". Circostanza smentita dalla consigliera De Presbiteris che invece avrebbe chiesto un po' di tempo. Il consigliere d'opposizione De Lorenzo ha presentato un'interrogazione: “La chiarezza è dovuta – afferma - ma è meno importante del fatto che quel bambino deve frequentare il centro al pari di tutti gli altri”.



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