Praia a Mare, alla ricerca dell'ospedale che non c'è per salvare un bimbo di 5 mesi

Il sindaco Praticò: «I nostri medici lo hanno salvato da probabile morte»


PRAIA A MARE – 21 ago. 19 - L'ospedale di Praia a Mare, per la mancata applicazione della ormai famosa sentenza, continua ad essere un “non ospedale”. E tutto questo, nonostante, all'interno della struttura operino medici qualificati, si traduce in una mancanza di fiducia di chi arriva per urgenze nel nosocomio. E magari trova anche qualche operatore sfiduciato che genera ulteriori preoccupazioni.

La vicenda, come si dice oggi, è diventata “virale” perché la madre di un bimbo di cinque mesi ha raccontato le sue paure sui social. Una storia che è stata raccolta un po' ovunque e che ha poi fatto registrare anche la risposta del sindaco Antonio Praticò, che ha difeso il personale in servizio in quel momento. Il bimbo di cinque mesi, secondo quanto ha raccontato la madre, era stato portato al mare per far respirare un po' di aria salubre. Intorno alle 14.30 di domenica, quando già la famiglia aveva fatto ritorno a casa da tempo, il piccolo sviene e non accenna a riprendersi.

“Attimi di paura racconta la madre - chiamiamo il 118 che provando a calmarci capisce che la situazione è preoccupante, ma tentenna al telefono perché dice che a Praia a Mare non c'è pediatria e che il primo posto disponibile si trova a oltre mezzora di distanza”. E' la problematica esposta da sempre. Soprattutto in estate, i tempi dei soccorsi si dilatano in maniera incredibile perchè l'unica strada di collegamento è la Statale 18 con il traffico alle stelle in ogni ora del giorno e della notte. E' il motivo che ha sempre spinto i cittadini a chiedere la presenza di un presidio completo, così com'era in passato. Continua il racconto della madre: “Dopo circa 10 minuti arriva l'ambulanza. Entriamo all'ospedale di Praia a Mare per un primo soccorso utile. Lì ci guardano come alieni chiedendoci cosa ci facessimo in un ospedale senza pediatria. Il bimbo con il codice rosso doveva essere portato dove c'era pediatria, quindi a mezzora di auto”.

La madre racconta anche di presunte difficoltà a reperire ambulanze e l'attesa di un'autorizzazione. “Certo perché un bimbo di 5 mesi deve aspettare l'autorizzazione per essere soccorso. I volontari del 118 mi guardano con gli occhi della vergogna - prosegue il racconto - di chi si scusa per una burocrazia di m..., perché in una regione come la Calabria gli ospedali si riducono invece di aumentare. Mi dicono di aspettare e mi promettono di fare il prima possibile. Continuano minuti interminabili. Qualche infermiere mi dice che avremmo fatto prima ad andare con la nostra auto. Ci sentiamo impotenti”. A quel punto, il trasferimento a Lagonegro, in altra Regione. Altra questione, da sempre, sul tavolo della discussione. La mancanza di strutture nell'alto Tirreno cosentino “favorisce” la migrazione sanitaria. Ma anche a Lagonegro, soffrono per la carenza di personale e per un sovraccarico di lavoro. “Il pediatra – racconta la signora - sta facendo due giorni di lavoro consecutivo senza mai smontare giorno/notte. Se fosse andata peggio in 40 minuti prima di arrivare in ospedale mio figlio sarebbe morto. Vietato ammalarsi a Praia a Mare. Vietato ammalarsi in Calabria”.

IL SINDACO DI PRAIA A MARE, ANTONIO PRATICO'

l sindaco Antonio Praticò, elogia il lavoro della dottoressa Sinopoli che, nonostante la situazione di emergenza, ha stabilizzato il piccolo paziente per poter essere trasferito altrove. “Apprendo – scrive Praticò rivolgendosi alla madre del piccolo di cinque mesi - che è stata ospite del nostro paese e che, purtroppo, in data 18 agosto è pervenuta all’ospedale di Praia a Mare insieme al suo piccolo figlioletto. Mi spiace per quanto accaduto a suo figlio. Ma sarei felice di poterla incontrare per parlare e confrontarci con riguardo a quanto accaduto. Perché preoccupandomi della situazione da lei rappresentata mi sono premurato di informarmi”. La situazione, secondo quanto racconta il sindaco era sì tragica, ma è anche grazie al personale presente se il bimbo è riuscito a riprendersi.

“Dal personale quel giorno presente, mi è stato riferito che il bambino è arrivato morto e la dottoressa Sinopoli lo ha riportato in vita. Ciò che ha pubblicato lei è gravemente infamante. Specie per il personale medico e paramedico che sono intervenuti tempestivamente per la salvare la vita al suo piccolo bambino. E solo dopo che le condizioni del bambino sono state stabilizzate nel pieno rispetto dei protocolli nazionali lo stesso è stato trasferito presso l’ospedale di Lagonegro. Suo figlio, ringraziando il Signore, è salvo. E forse lo è anche grazie e per mano di quei medici che non si sono risparmiati o riservati di fare quanto possibile per strappare alla morte il suo piccolo bambino. Rimango, pertanto, in attesa di ricevere un riscontro al fine di chiarire pubblicamente la dinamica degli eventi occorsi in occasione del suo accesso al Pronto soccorso dell’ospedale, così da mettere fine a notizie non veritiere che non fanno altro che ingenerare falsi allarmismi e screditare l’operato di chi ogni giorno mette tutto se stesso per salvare vite umane”.

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