Praia a Mare, 115° anniversario dell'incoronazione della Madonna della Grotta. Messaggio del Vescovo

Messaggio ai fedeli di Praia a Mare

Nell’anniversario dell'Incoronazione della Madonna della Grotta

(Domenica 17 maggio 2020)

Carissimi fratelli e sorelle,

la devozione verso la Vergine Maria è certamente quella più diffusa nel mondo cattolico, ma presente anche in altre religioni, incluso l’Islam, perché il suo amore materno attira a sé noi suoi figli, stabilendo un legame che chiamerei naturale e insieme soprannaturale.

La sua Divina Maternità è verità di fede definita al Concilio di Efeso, nel 431; la sua Verginità in quello di Calcedonia, nel 451; gli altri due dogmi mariani sono stati proclamati molto più tardi: l’Immacolata Concezione l’8 dicembre del 1854 (dal papa Pio IX, quattro anni prima delle apparizioni della Santa Vergine a Lourdes) e l’Assunzione al Cielo con il suo corpo, dal quale era nato il Salvatore, il 1° novembre 1950, dal papa Pio XII.

Ma, prima che queste verità venissero presentate al popolo di Dio, nel corso dei secoli i cristiani le hanno sentite nel loro cuore e le hanno espresse con la loro preghiera. Pertanto l’intervento del Magistero della Chiesa ne stabilisce l’ortodossia (“de-finire” cioè stabilire i confini di una dottrina per non cadere nell’eresia).

Ma già a partire dal III secolo d. C. iniziò a manifestarsi in Oriente, nelle forme individuali (gli anacoreti) o in quelle comunitarie (i cenobiti), a partire dall’Egitto, per diffondersi in Siria, Palestina, Mesopotamia e successivamente in Occidente.

La vita ascetica dei monaci era fatta di preghiera e di digiuno, nel più completo distacco dal mondo. Pensando alle prime migrazioni monastiche giunte nella nostra terra calabra intorno al VII secolo, provenienti dalla Siria, desidero proporvi uno dei Padri della Chiesa antica Sant’Efrem Siro, che apre la strada a tutti gli innamorati di Maria.

Siriano appunto, convertito al Cristianesimo; per i suoi componimenti animati da particolare misticismo è chiamato “la cetra dello Spirito Santo”; le sue composizioni mariane sono incantevoli per cui è anche detto “il cantore di Maria”.

Poesia e mistica gli consentono di anticipare e riassumere nella “Salve Regina” come lei, oltre ad essere madre, sia anche Regina, non esaltata in se stessa, ma in quanto genitrice dell’eterno Re dell’universo.

Questo titolo regale, riconosciuto a Maria, viene costantemente riproposto dalle antiche e solenni antifone nell’Officiatura Divina (l’odierna Liturgia delle ore); appunto “Salve Regina, mater misericordiae”; “Ave, regina coelorum”; Regina coeli, laetare, alleluia”: quest’ultima, recitata in questo tempo pasquale con l’invito a gioire (“laetare”), per il fatto che “Cristo è risorto” e ormai è sempre con noi.

Alla gente di mare è cara l’antica invocazione “Ave maris stella” che rappresentava il porto sicuro nel comune naufragio.

Nel saluto della Chiesa a Maria, nei tempi e nei luoghi più diversi, si intende rinnovare quell’annuncio di gioia portato dall’arcangelo Gabriele alla giovane Figlia di Sion (“Ave cioè gioisci) “perché l’onnipotente ha inteso stabilire un’alleanza con te” (Lc. 1,28).

La sua è oggi anche la nostra esultanza perché da lei è venuto al mondo il Salvatore “nato da donna, nato sotto la legge” (Gal. 4,4): qui sta il motivo per cui la pietà popolare intente perpetuare nei secoli l’evento della redenzione e colei che ha generato il Figlio di Dio: come ci è ricordato dai rintocchi delle campane che tre volte al giorno ancora oggi scandiscono l’Ave Maria. Esse, ancor più in passato, si fondevano con i cori di voci, che nei borghi o nei rioni dei nostri paesi, specialmente in questo mese di maggio, si elevavano alla Celeste Signora nella recita del santo Rosario, espressione della fede e della devozione mariana del nostro popolo.

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A noi non è dato sapere con certezza a quando risalga il culto verso la Madonna della Grotta, così come è incerta la provenienza della sua immagine, avvenuta secondo la tradizione, in modo prodigioso.

Certamente essa trova le sue radici nella Calabria Citeriore, che va dal mar Tirreno al mar Jonio, nell’antica Eparchia monastica del Mercurion, (comprendente le comunità di Aieta, Tortora, Praia, Papasidero, Orsomarso, Santa Domenica Talao, Scalea e, verso l’interno, San Sosti (con l’antico monastero di San Sozonte), San Donato di Ninea e Cerchiara di Calabria con le loro grotte. Nei piccoli romitori vivevano i monaci in solitudine (soli con Dio), mentre in quelli più grandi, come la nostra Grotta, vi confluivano per i loro incontri spirituali con forte richiamo del culto mariano.

Come non pensare alla successiva esperienza eremitica vissuta dal nostro San Francesco, in una grotta dei monti di Paola, avendo rinunciato a seguire l’Ordine francescano dei Riformati, presso i quali era stato allievo presso il convento di San Marco Argentano, per essere seguito nel discernimento vocazionale.


Per noi è importante fare memoria di questo passato, che a Praia a Mare ha visto la santa Madre di Dio venerata dai vostri avi, che consideravano la Grotta meta dei loro pellegrinaggi penitenziali. Né alcuno intende sottovalutare il valore che il luogo sacro ha assunto durante i conflitti mondiali, quale rifugio per i praiesi e gli abitanti dei paesi vicini, così come oggi divenuto luogo suggestivo dal quale poter ammirare il Golfo di Policastro del mar Tirreno.

Più volte ho avuto modo di riconoscere tanto significativo valore del luogo sacro essendo stato presente alle solenni celebrazioni del 15 agosto (come lo scorso anno), con tanta partecipazione di popolo, fedeli e ospiti. Purtroppo la statua originaria della Madonna della Grotta è stata trafugata il 4 marzo 1979 e sostituita da quella attuale, realizzata qualche anno dopo.

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Oggi il sito, per la sua complessa conformazione e ampiezza e per l’usura del tempo, presenta delle criticità, che vanno risolte secondo aggiornate indicazioni tecniche degli organi competenti e con le possibili risorse anche se in tempo di recessione economica.

Per tale motivo ne è vietato l’accesso per decisione della Soprintendenza Archeologica, divieto coinciso con le misure anti pandemia, che non consentono spostamenti e assembramenti di persone né tantomeno la realizzazione di opere strutturali.

Anche l’umidità all’interno della Grotta non favorisce la sua fruizione pubblica a causa delle difficoltà della sanificazione.

Intanto resto in fiduciosa attesa, per come indicatomi dall’Ufficio dei Beni Culturali della CEI, di una superiore verifica da parte del Dipartimento Regionale della Protezione Civile, senza escludere interventi regionali.

Certamente ogni buon consiglio e ancora più ogni leale collaborazione con la Chiesa locale saranno bene accolti onde favorire la riapertura del sito religioso, molto caro anche a chi scrive, anche se viene dalle montagne della Sila, ove aleggia lo Spirito profetico dell’abate Gioacchino da Fiore (sec. XII), citato da Dante.

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Carissimi, come ben capite, questo impedimento temporaneo non ci può esimere dal coltivare la devozione a Maria, anzi in questi mesi di grande prova per il mondo a motivo della pandemia, pur con i sacrifici causati dall’isolamento, molti hanno riscoperto il valore della preghiera personale e familiare, nelle nostre case diventate “chiese domestiche”, e abbiamo ridato valore alla preghiera mariana per eccellenza, il santo Rosario, che possiamo anche chiamare “roseto”, in onore della nostra Regina.

Così come sentiamo più impellente il bisogno di accompagnare la nostra preghiera con le opere di solidarietà, per dare sollievo a tanti fratelli che vivono nell’indigenza, ancor più a causa di una delle più grandi prove dell’umanità nella storia contemporanea. San Giacomo ci ricorda nella sua Lettera: “Una religione pura e senza macchia davanti a Dio nostro Padre è questa: soccorrere gli orfani e le vedove nelle loro afflizioni e conservarsi puri da questo mondo” (Gc. 1,27).

San Giovanni Paolo II, che domani festeggerà in cielo cento anni, è stato un grande devoto di Maria fin da quando era operaio nelle cave di soda e custodiva gelosamente il piccolo trattato sulla vera devozione alla Madonna di S. Luigi Maria Grignion de Montfort; da sacerdote, vescovo e papa, riassumendola nel motto “Totus tuus”. Il grande Papa, al quale si deve la caduta del comunismo, ha molto sofferto non vedendo riconosciute le radici cristiane dell’Europa; eppure la bandiera europea riporta sul fondo azzurro un cerchio di dodici stelle, corrispondenti al numero dei Paesi fondatori dell’Unione Europea nel 1954. Il bozzetto venne scelto da una giuria che non si è accorta che esso riproduceva la Medaglia miracolosa secondo le apparizioni mariane a S. Caterina Labouré, nel 1830, oltre 25 anni prima delle apparizioni di Lourdes.

Successivamente un membro del collegio giudicante riferì che fu una “mano invisibile” ad agire in quell’occasione per cui Maria si trova simbolicamente raffigurata nella bandiera, che rappresenta circa mezzo miliardo di persone, secondo la visione dell’Apocalisse: “Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle” (Ap. 12, 1).

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Intanto oggi da parte vostra, e di quanti ci seguono attraverso i social, in particolare le comunità dell’Unità Pastorale di Praia (con Aieta e Tortora) si rinnova il rito dell’Incoronazione della Madonna della Grotta nel 115° anniversario di quella avvenuta il 15 maggio 1905, avvenuta alla presenza dei vescovi di Policastro e di Cassano allo Ionio.

Maria è una Regina del tutto particolare, come lo è il Signore, Re e Pastore: non vogliono sudditi ma figli, non eredi di beni materiali ma di quelli che riguardano il Regno di Dio, che si costruisce oggi nella Chiesa, coltivando la verità, la giustizia, l’amore e la pace. Sono queste le virtù, tra le altre, che formano la vera “corona” per la nostra Regina.

É, come vedete, una devozione impegnativa, che intendiamo insieme rinnovare e rinvigorire con giuramento solenne.

Al rito di oggi in modo analogo vorrei legare quello avvenuto nella basilica di San Pietro il 26 maggio 2011, quando papa Francesco affidò l’Italia a Maria nel 150° della nascita dello Stato Unitario definendo la Madonna “Mater Unitatis”. Per me quello fu un momento di grande commozione poiché partecipavo per la prima volta all’Assemblea dei vescovi Italiani.

Da Praia e dai paesi limitrofi, legati all’antico culto verso la “Madonna della Grotta,” rivolgiamo, tra le nostre invocazioni, la preghiera di poter essere costruttori di unità innanzitutto nella Chiesa, (a partire dalla famiglia presbiterale, e poi tra i diversi gruppi, movimenti e cammini laicali) cosi come nella comunità degli uomini. Maria di Nazareth è stata profetessa di se stessa quando ha detto: “D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata” (Lc.1,68).

Nel vostro itinerario spirituale vi accompagni il mio augurio e la mia pastorale benedizione, nel salutarvi come ci è stato insegnato da ragazzi: “Cristo regni!”


Dalla Sede Vescovile, 13 maggio 2020

(Memoria della Madonna di Fatima)

Leonardo Bonanno


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