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Porto di Diamante, il Tar dà ragione alla ditta: nessun ritiro della concessione demaniale

Aggiornato il: mag 5

DIAMANTE – 4 mag. 20 – Il Tar Calabria si è espresso sulla tanto discussa questione della “decadenza” della concessione demaniale per la società Ati-Icad Costruzioni generali. Il comune aveva provato un atto di “forza” ritenendo di tornare in possesso delle aree demaniali. In base a quanto deciso dal Tar la situazione si presenta in maniera diversa e la vicenda del porto diamantese resta ancora una lunga matassa da sbrogliare. Il Tribunale amministrativo regionale per la Calabria, sezione seconda, ha accolto in parte il ricorso. Ha quindi annullato il provvedimento del 13 dicembre dello scorso anno del Comune di Diamante, nella parte in cui non assegna al ricorrente un termine per presentare controdeduzioni o per rimuovere le cause poste a base del provvedimento di decadenza; rigetta la domanda di accertamento e l’impugnazione del provvedimento del 4 febbraio scorso della Provincia di Cosenza. L'Ati Icad Costruzioni Generali S.r.l., difeso dall'avvocato Giancarlo Gentile aveva proposto ricorso contro il comune di Diamante e la Provincia di Cosenza, nei confronti dell'Agenzia del demanio, della Regione Calabria. Il Comune di Diamante ha dichiarato, la società ricorrente decaduta dalla concessione demaniale marittima, per omesso pagamento dei canoni di concessione per un numero di rate superiore a due; era stato proposto ricorso amministrativo alla Provincia di Cosenza, rispetto al quale, una volta decorso il termine di 30 giorni ed essendosi perciò formato il silenzio accoglimento contemplato, la Provincia aveva adottato il provvedimento del 4 febbraio 2020, disponendo che “non si ritiene accoglibile la richiesta di annullamento dell’atto adottato dal Comune di Diamante”, motivato dal fatto che “l’ente non ha alcuna funzione in materia di Demanio marittimo”.

INTANTO, Il comitato “Difesa ambiente”, annuncia: “Santoro vince sul ritiro della concessione demaniale: di nuovo in alto mare la questione porto”. Sotto i riflettori, la sentenza del Tar Calabria del 24 aprile 2020, sul ricorso proposto dal concessionario del porto, Santoro, al ritiro della concessione demaniale da parte dell’amministrazione comunale con provvedimento del 13.12.2019.


“Ci rendiamo conto che siamo ancora sotto schiaffo del Coronavirus e che tutte le forze della nostra Amministrazione comunale sono concentrate nelle varie disposizioni e ordinanze sindacali, ma – scrive il comitato ambiente di Diamante - la giustizia va avanti lo stesso e i destini della nostra Diamante sono legate oramai indissolubilmente alla questione porto. Non è quindi colpa nostra se arriva come fulmine a ciel sereno”. Il comitato si è sempre detto contrario al ritiro della concessione demaniale “eravamo certi – affermano - che Santoro l’avrebbe avuta vinta. Il comune. Dalla sentenza del Tar veniamo a scoprire anche, che tale concessione venne data illegittimamente dalla precedente amministrazione, e che quindi la nuova amministrazione avrebbe potuto impuntarsi su questa illegittimità, cosa che non ha fatto, concentrandosi sulla concessione non pagata. Vogliamo ricordare ad onore di cronaca che il 27 febbraio del 2018 avvenne nella stanza del sindaco Sollazzo un incontro fra il Movimento popolare ed il sindaco per stabilire le cose da fare in vista dell’incontro alla regione il successivo 7 marzo. Il motivo dell’incontro alla Regione era la rescissione del contratto. In quella riunione si parlò del ritiro della concessione demaniale e del motivo per cui il Comune non voleva farla. Il sindaco Sollazzo disse, e c’è la registrazione di Telediamante presente a quell’incontro, che dopo essersi consultato con l’Ufficio Tecnico e l’avvocato Achille Ordine, si era giunti alla conclusione che non conveniva togliere tale concessione, per non mettersi in un futuro sotto schiaffo del concessionario in un’eventuale richiesta di risarcimenti danni per la mancata opera. Rimanemmo quindi per un’Assemblea Popolare da svolgersi l’8 marzo al ritorno dalla riunione con la Regione Calabria. Se la Regione Calabria si fosse rifiutata di rescindere il contratto, avremmo preparato azioni di lotta forti, compresa quella dell’occupazione del comune ad oltranza. Sapete tutti come andò a finire. La Giunta Sollazzo cadde quello stesso giorno dopo la riunione. Noi insistiamo nel dire che questa è l’unica via da seguire e cioè: la rescissione del contratto da parte della regione ente appaltatore del progetto”.

LE RICHIESTE DEL COMITATO AMBIENTE

I- Organizzare e chiedere da parte del comune appena possibile un incontro, anche telematico con la governatrice Santelli e l’ufficio tecnico regionale per chiedere la rescissione del contratto, ripartendo dalle delibere consiliari e di giunta della precedente amministrazione.

II - richiedere le rate da pagare al concessionario Santoro evitando un ricorso al consiglio di stato che rimanderebbe la questione di due o tre anni, andando di sicuro ad una nuova sconfitta seguendo la vita tracciata dalla sentenza del Tar Calabria.

III - Ordinanza di abbattimento dei cancelli che delimitano l’area del porto restituendola di fatto a tutti i cittadini, i diportisti, i pescatori.

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