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Ospedale di Praia a Mare, "Sanità è vita”: «Pretendiamo ciò che ci spetta»

L'appello dell'associazione ai vertici dell'Asp e al commissario Occhiuto sulla riapertura del nosocomio di Praia a Mare, secondo quanto stabiliscono le sentenze



PRAIA A MARE – 17 feb. 23 - Si torna ad affrontare i temi della sanità sul Tirreno cosentino. Sì, perchè se qualcuno, nella stanza dei bottoni, se ne fosse dimenticato, è bene evidenziare che a Praia a Mare dovrebbe esserci un ospedale “vero e proprio” per come stabilito da numerose sentenze alle quali, ancora, sembra non sia stato dato corso. E, a far squillare le trombe ci pensa l'associazione “Sanità è vita” che punta a dare uno scossone e lancia un appello, indirizzato ai vertici Asp e in particolar modo al presidente Occhiuto. “Chiediamo – afferma Giovanna Pedullà, a nome dell'associazione Sanità è vita - che si possa concretizzare un atto importantissimo a firma del presidente Occhiuto: il Dca numero 51, del 12 maggio 2022, che, come oggetto ha: modifica ed integrazione del Dca 64 del 5 luglio 2016, riconversione dell'ospedale di Praia a Mare.



E' un atto fondamentale – affermano dall'associazione – quello che ha firmato il presidente Occhiuto, perché in pratica l'ospedale di Praia a Mare, nonostante la sentenza del 2014, è stato vincolato a questo decreto, a firma dell'ex commissario alla Sanità, Massimo Scura, in quanto era annoverato non nella rete ospedaliera, ma era collocato in quel contesto, come Centro di assistenza primaria territoriale, quindi nemmeno come “Casa della salute”, ma solo in semplice Capt. Quindi se non ci fosse stato questo Dca, praticamente, tutte le battaglie fatte sarebbero state vane”. La speranza di Sanità è vita, ma anche di tutti i cittadini è che tale atto, che risale a maggio scorso, possa concretizzarsi e che non rimanga soltanto sulla carta. Tanti altri atti, certamente positivi, sono stati prodotti, ma purtroppo sono rimasti sulla carta ed i cittadini di questa zona di Calabria si sentono depredati e abbandonati. Sanità è vita richiama la sentenza del Consiglio di Stato, contro la chiusura dell'ospedale di Praia a Mare. Tre dei 18 ospedali finiti nella rete dell'ex presidente e commissario Scopelliti, non dovevano essere chiusi. Lo ha ribadito anche l'attuale presidente Occhiuto ed il chiaro riferimento è a Praia a Mare, Trebisacce e Cariati. In questi tre casi ci sono delle sentenze, che dovrebbero essere inappellabili, oltre al famoso provvedimento del 2017 del commissario Eugenio Sciabica.



E “Sanità è vita” ricorda che “è stato l'unico dei quattro commissari ad ottemperare alla sentenza; ha redatto questo provvedimento dove ha ben specificato che era fondamentale per il territorio che si riaprisse la struttura di Praia a Mare”. Sanità è vita cita quel provvedimento, il 2678 del 18 settembre 2017. “Il modello, che si è ritenuto e convenuto possa colmare la deficienza del territorio, è di una struttura sanitaria in grado di rispondere, nel limite temporale stabilito dalle esigenze di assistenza degli acuti per interventi di pronto soccorso e osservazione del paziente, ancorché di ricovero, dopo la stabilizzazione presso l'ospedale medesimo, presso uno degli stabilimenti di Cetraro, Paola”. Oltre al pronto soccorso, con personale dedicato e con unità professionali idonee, bisognava garantire i servizi sanitari per le specialità: medicina, chirurgia, anestesia, radiologia, laboratorio, emoteca e direzione di presidio, “anche al fine di evitare il fenomeno della mobilità verso la Regione Basilicata”. Un provvedimento di fondamentale importanza per “Sanità è vita”. La speranza è che ora si dia attuazione al decreto di maggio, in modo anche di ottemperare a tutte le sentenze definitive emesse e che prevedono la riapertura dell'ospedale. “Anni travagliati, con tante problematiche”, evidenzia l'associazione, “nella zona manca una rete di emergenza urgenza”. “Noi – evidenzia la rappresentante dell'associazione - pretendiamo soltanto quello che ci deve essere dato; ciò che è scritto nelle carte; anche alla luce delle problematiche del territorio, povero e sguarnito. Si dia corso a quanto afferma la sentenza del Consiglio di Stato e quanto si legge nei numerosi documenti a supporto. Pretendiamo ciò che ci spetta”.



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