Morte di Medina Peña: l'accusa chiede 30 anni per l'imputato Manuel Garcia

Aggiornato il: feb 4

Scelto e accordato il rito abbreviato. Il presunto delitto avvenne il 23 dicembre 2018 a Scalea


Il cadavere di Medina Peña

SCALEA – 29 gen. 20 - La morte di Medina Peña resterà per sempre avvolta in un alone di mistero. Solo il suo presunto assassino e la povera vittima sono stati testimoni di quanto accaduto realmente quel 23 dicembre 2018, a due giorni dal Natale. Il tribunale di Paola, intanto, con gli elementi raccolti dai carabinieri della Compagnia di Scalea, sta cercando far chiarezza sulla caduta dal balcone dell'appartamento del palazzo all'interno del Parco Juliano. Come è noto, è stato richiesto ed accordato il rito abbreviato che permetterà un eventuale sconto di pena. Infatti, ieri, nel corso dell'udienza che si è svolta al tribunale di Paola, il publico ministero De Franchis ha chiesto la reclusione a trent'anni di carcere per Angel Manuel Garcia, 27enne, anch'egli originario della Repubblica Dominicana come la vittima, Medina Peña, 36 anni, di San Cristobal. Tale richiesta, proprio in virtù del rito abbreviato. Per l'accusa, infatti, non basterebbe un solo ergastolo per quanto accaduto quella notte. Un omicidio, secondo l'accusa, aggravato dal rapporto di convivenza fra la vittima ed il presunto assassino quest'ultimo: recidivo infraquinquennale.


Medina Peña

All'udienza ha partecipato anche Janet Bautista Gomez, presidente dell'associazione culturale italo-dominicana, centro d'ascolto donne contro la violenza. L'avvocato di Parte civile, Antonia Provenza, ha consegnato nelle mani del giudice una memoria al termine della quale chiede che il Giudice per le udienze preliminari decida per la pena che riterrà più equa per l'imputato e che sia previsto il pagamento di tutte le spese in favore della parti civili costituite ed il risarcimento dei danni.

L'avvocato Giorgio Cozzolino, difensore dell'imputato, ha invece chiesto, motivandola, l'assoluzione con formula piena del proprio assistito.

Le indagini lampo dei carabinieri della compagnia di Scalea, coordinate dal capitano Andrea Massari, avevano portato ad individuare il presunto responsabile di un possibile omicidio: Angel Manuel Garcia, 27enne, anch'egli originario della Repubblica Dominicana. L'avvocato di parte civile, Antonia Provenza, ha ribadito l'importanza della consulenza medico legale del dottor Antonio Ciarleglio che nelle conclusioni afferma che: “Il giovane, secondo l’accusa, avrebbe provocato la caduta dal quarto piano della compagna. Lo specialista dopo uno studio attento e minuzioso di tutti gli elementi emersi in fase investigativa ha pacificamente affermato 'l'esame di tutta la documentazione acquisita e le elaborazioni compiute sulla base degli elementi a disposizione porta ad escludere che Medina Peña si sia lanciata dal balcone. Valori modesti della velocità orizzontale determinano infatti scostamenti orizzontali non compatibili con la posizione a terra del corpo della donna. Si è esclusa anche l'eventualità che la caduta sia iniziata volgendo i piedi al suolo secondo la ricostruzione dei fatti riferita da Miguel Garcia, in quanto incompatibile con le lesioni riscontrate in sede di esame autoptico dalla relazione medico-legale. In atti si legge: il decesso è compatibile con una precipitazione da alta quota di soggetto cosciente che ha proteso gli arti superiori a parare l'impatto al suolo. In definitiva la caduta di Medina penna dal balcone dell'appartamento al quinto livello e avvenuta per una spinta ricevuta in direzione della ringhiera. La spinta può essere stata impressa da Angel Miguel Garcia, sia frontalmente, sia alla schiena”. Fra l'altro, viene evidenziato che la “zona del balcone dalla quale è precipitata la vittima era l'unica sgombra da ostacoli”.

IL SERVIZIO VIDEO DEL DICEMBRE 2018 SUL FERMO DI GARCIA

LA RICOSTRUZIONE DELLA PARTE CIVILE

SCALEA – 4 feb. 20 - Una memoria che punta a ricostruire i fatti dal punto di vista delle Parti civili è stata presentata dall'avvocato Antonia Provenza che assiste i familiari di Medina Peña, la dominicana caduta o lanciata dal balcone dell'abitazione il 23 dicembre 2018. Come è noto, il principale indagato è Angel Manuel Garcia, anch'egli dominicano, assistito dall'avvocato Giorgio Cozzolino. Per Garcia è iniziato il processo con il rito abbreviato. Un omicidio, secondo l'accusa, aggravato dal rapporto di convivenza fra la vittima ed il presunto assassino. Secondo l'angolo di visuale della parte civile, la versione fornita dall'imputato, su quanto accaduto quella notte, sarebbe incompatibile con una serie di riscontri effettuati dai carabinieri della Compagnia di Scalea che hanno svolto un'indagine capillare senza lasciare nulla al caso. Molti riscontri sono stati raccolti proprio fra il 23 dicembre, la Vigilia e la giornata di Natale 2018. Fra le incongruenze riscontrate, per esempio, ci sarebbero gli estratti degli impianti di videosorveglianza dei locali vicino a quello dove si era appena tenuta la festa di compleanno del padre dell'imputato. Solo alle 4 del mattino, Medina Peña si sarebbe allontanata e l'imputato avrebbe fatto rientro al locale da solo, alle 4.37. Durante gli interrogatori, invece, la madre dell'imputato avrebbe dichiarato che la compagna del figlio si sarebbe allontanata dal locale all'1, quindi tre ore prima di quanto invece rendono le telecamere. La madre afferma, poi, di essere tornata a casa con il padre e la figlia, dopo aver pulito e sistemato il locale alle ore 3.00, dove era presente anche Miguel che dormiva. Il nonno dell'imputato afferma invece di aver visto il nipote che dormiva nel suo letto soltanto alle otto di mattina. E ancora, nonostante le numerose tracce ematiche rinvenute sulle scale dello stabile e nell'abitazione, l'imputato esclude categoricamente qualsivoglia tipo di scontro o colluttazione. Anche la versione resa dall'imputato sulla caduta della vittima dal balcone sarebbe incompatibile, invece, con i riscontri effettuati dal medico legale e con le conclusioni alle quali è giunto. Nella versione dell'imputato vengono forniti particolari su quanto accaduto dopo la caduta dal balcone della vittima. Garcia avrebbe raccontato di aver tentato di rianimare la sua compagna e di aver cercato aiuto suonando tutti i citofoni della palazzina senza ottenere risposta. “Circostanza – si legge – mai confermata da nessuno dei condomini escussi, i quali dichiarano di non aver sentito nulla quella notte”.

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