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Morì d'infarto a Paola: assolti i medici dell'ex clinica Tricarico e della Humanitas di Milano

Il Tribunale di Paola ha assolto i cinque medici indagati per la morte di un dipendente di un supermercato



BELVEDERE – 10 nov. 21 – Si trovava sul posto di lavoro quando all’improvviso si è accasciato al suolo. E' la tragica morte di un trentaduenne, avvenuta a Paola in un centro commerciale, nel primo pomeriggio del 19 maggio del 2012. Padre di due figli, G. V. era affetto da una particolare patologia cardiaca (displasia aritmogena del ventricolo destro). Tale patologia cardiaca è entrata nell'interesse della Procura di Paola che ha indagato medici cardiologi dell'ex clinica Tricarico di Belvedere Marittimo e dell'istituto Humanitas di Milano. Ieri, gli indagati sono stati tutti assolti con formula ampia: “Perché il fatto non sussiste”, giudice Carla D'Acunzo.

Gli avvocati Franco Rossi Galante e Paola Boccardi hanno assistito P.G. e M.G.; l'avvocato Roberto Chiodo per M.R.; l'avvocato Alberto Grimaldi per A.R.; l'avvocato Sabrina Mannarino per F.C., questi ultimi due della ex clinica Tricarico di Belvedere Marittimo. Per le parti civili erano presenti gli avvocati Massimiliano Coppa, Paolo Coppa, Marianna De Lia e Luigi Forciniti.


Nel corso del giudizio è stata anche sollevata una questione di legittimità costituzionale, accolta dalla Consulta, in merito alla sospensione del corso della prescrizione per il periodo relativo a maggio - giugno 2020, quando a causa dell'emergenza nazionale legata alla pandemia, le attività dei tribunali sono state rallentate o fermate, in dipendenza però, dell'organizzazione più o meno strutturata degli uffici giudiziari. Poichè, tale situazione, avrebbe comportato una inevitabile disparità di trattamento, tra uffici meglio organizzati e altri meno, la Corte Costituzionale ha ritenuto costituzionalmente legittimo che tale periodo si computasse nel decorso dei termini prescrizionali per tutti uguali. Non c'è stata necessità, però, di ricorrere al calcolo della prescrizione, proprio per la sentenza che si è rivelata più che favorevole per tutti gli imputati. Il giudice D'Acunzo si è riservata di comunicare le motivazioni nei novanta giorni. Nel corso dell’autopsia era emerso che per scongiurarne il decesso sarebbe stato necessario un intervento chirurgico volto ad impiantare nel suo corpo un defibrillatore interno (Icd). Un dispositivo che, secondo quanto emerso, avrebbe potuto salvare la vita alla vittima.



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