Lavoro irregolare e licenziamento verbale: il Tribunale di Paola condanna l’azienda
- miocomune.tv

- 2 giorni fa
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Riconosciute 20 mensilità a una lavoratrice senza contratto: sentenza storica del tribunale di Paola su lavoro irregolare e diritti, la lavoratrice difesa dall'avvocato Fiona Esposito
6 gennaio 2026
Una vicenda emblematica di lavoro irregolare e licenziamento verbale arriva all’attenzione del Tribunale di Paola, che con una sentenza destinata a fare giurisprudenza ha riaffermato principi fondamentali in materia di diritti dei lavoratori.
La protagonista è una donna straniera residente stabilmente in Italia, che aveva lasciato il proprio Paese con l’obiettivo di costruirsi una vita migliore assistita dall'avvocato Fiona Esposito. Come accade in molte situazioni di fragilità sociale, la lavoratrice aveva iniziato a prestare attività confidando nella correttezza del datore di lavoro e nella promessa di una futura regolarizzazione.
Lavoro irregolare senza contratto: attività reale ma nessuna tutela
La donna svolgeva un’attività concreta, continuativa e pienamente inserita nell’organizzazione aziendale, ma il rapporto non veniva mai formalizzato. L’assenza di un contratto veniva giustificata con presunti ostacoli burocratici, facendo leva sulla sua condizione personale, nonostante nulla impedisse l’instaurazione di un rapporto di lavoro regolare.
Una situazione di lavoro irregolare che, come chiarito dalla sentenza, non può mai tradursi in una sospensione dei diritti fondamentali del lavoratore.
Incidente sul lavoro e licenziamento verbale
Durante il periodo di impiego, la lavoratrice rimaneva coinvolta in un incidente avvenuto in occasione del lavoro. Invece di ricevere assistenza e tutela, le veniva comunicato esclusivamente a voce di non presentarsi più sul posto di lavoro.
Nessuna contestazione formale, nessuna comunicazione scritta, nessuna procedura prevista dalla legge: il rapporto si interrompeva improvvisamente, configurando a tutti gli effetti un licenziamento verbale, privo di qualunque garanzia.
La sentenza del Tribunale di Paola: prova nulla e rapporto a tempo indeterminato
Con sentenza del 22 dicembre 2025, il Tribunale di Paola – Giudice del Lavoro ha accolto integralmente il ricorso della lavoratrice.
Il Giudice ha ribadito un principio chiave: non può esistere un valido periodo di prova senza un patto scritto. In assenza della forma scritta, la prova è giuridicamente nulla e il rapporto deve considerarsi a tempo indeterminato sin dall’inizio.
Inoltre, una volta accertato lo svolgimento di un’attività lavorativa reale, l’ordine di non presentarsi più equivale a un licenziamento, che se comunicato verbalmente è da ritenersi inefficace.
Indennità risarcitoria e condanna economica
Applicando l’articolo 2 del decreto legislativo n. 23/2015, il Tribunale ha riconosciuto alla lavoratrice una indennità risarcitoria pari a 20 mensilità dell’ultima retribuzione di riferimento.
A seguito della sentenza è stato notificato atto di precetto alla società condannata. In mancanza di pagamento spontaneo, si procederà con l’esecuzione forzata.
L’importo complessivo dovuto supera i 42.000 euro, comprensivi di risarcimento, spese legali e accessori di legge.
Le parole dell’avvocato Fiona Esposito

«Questa sentenza non riguarda solo una singola vicenda, ma un meccanismo che si ripete spesso. Ci sono persone che lavorano per necessità, non per scelta. È proprio su questo bisogno che si innestano pratiche scorrette», dichiara l’avvocato Fiona Esposito dello Studio Legale Esposito.
«Il fatto che l’interruzione del rapporto sia avvenuta dopo un incidente sul lavoro rende ancora più evidente la fragilità di certe posizioni. Il Tribunale ha ribadito che quando il lavoro esiste, i diritti non possono essere cancellati con comunicazioni informali».
«Dare voce a queste storie significa ricordare che il lavoro è dignità e che il bisogno non può mai diventare uno strumento di ricatto».
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