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Il serial killer della Riviera dei cedri, Passalacqua uccideva senza pietà, il terrore degli anni '90

Scalea, Verbicaro, Marcellina ed ora nell'Appennino bolognese: il serial killer della Riviera dei cedri, Passalacqua uccideva senza pietà e seminava terrone negli anni '90


Scalea, Verbicaro, Marcellina ed ora nell'Appennino bolognese: il serial killer della Riviera dei cedri, Passalacqua uccideva senza pietà e seminava terrone negli anni '90
Passalacqua in una foto dell'epoca

SCALEA – 9 gen. 24 - Un personaggio che è meglio non incontrare sulla propria strada, perchè lui uccide senza pietà e anche senza alcun apparente motivo. Non a caso, negli anni '90 si è guadagnato l'appellativo di “Serial killer della Riviera dei cedri”. Tre omicidi in serie, fra Marcellina e le campagne di Verbicaro. Ma, in realtà, nel suo “archivio” c'è un altro omicidio avvenuto a Scalea ancor prima della serie dei tre agricoltori e pastori: nell’aprile del ’92 aveva già colpito, quando, per pochi soldi, seguendo mostruose analogie, utilizzando una base di pietra per ombrelloni, uccise Mario Montaspro, un autotrasportatore di Scalea fracassandogli la testa. Per quel delitto era stato condannato a 24 anni di reclusione.

Un passato complicato, per Francesco Passalacqua, 56 anni, con condanna definitiva all'ergastolo. Eppure, tornato in libertà vigilata, ha tentato di uccidere ancora una volta, e ancora senza apparente motivo, non ci sarebbe una spiegazione plausibile.



I FATTI. Il serial killer della Riviera dei Cedri, Francesco Passalacqua, è attualmente posto in stato di fermo dai carabinieri della provincia di Bologna con l'accusa di tentato omicidio, porto abusivo di armi e violazione di domicilio.

Passalacqua era in libertà vigilata e da circa un anno alloggiava in una comunità religiosa a Vedegheto, vicino a Vergato. Vedegheto è una piccola frazione del comune di Valsamoggia, ex Savigno, con poco più di una settantina di abitanti stabili, nell'Appennino bolognese.

Giovedì mattina, lo scorso 4 gennaio, a Tolè, frazione del comune di Vergato, sempre nell'Appennino bolognese, ha aggredito un agricoltore di 65 anni, lo ha accoltellato e ferito gravemente, colpendolo all'addome, nel cortile dell'abitazione dell'agricoltore. Delle coltellate inferte, senza apparente motivo, proprio come era già accaduto negli anni '90 nell'alto Tirreno cosentino, all’addome e al braccio sinistro. L'agricoltore di Tolè, nonostante sia stato colto alla sprovvista, da quanto si è appreso, avrebbe reagito riuscendo ad allontanare l’aggressore. Passalacqua sarebbe fuggito in bicicletta. La vittima dell'aggressione ha chiesto aiuto alla moglie che ha subito richiesto i soccorsi. L'agricoltore di Tolè, è stato trasportato d’urgenza all’ospedale Maggiore di Bologna, i medici hanno formulato una prognosi di trenta giorni.



LE INDAGINI. I carabinieri hanno subito avviato le indagini su di un fatto che ha scosso le tranquille campagne del bolognese. Durante un'accurata ispezione della zona, frequentata anche da escursionisti, i carabinieri hanno trovato delle tracce di sangue e una catenina d’oro con un crocifisso. Immediatamente sono partiti gli accertamenti, condotti dalla sezione investigazioni scientifiche. La catenina ha ricondotto a Francesco Passalacqua. I militari, accedendo alla documentazione sui precedenti penali, hanno subito capito che si trovavano ad avere a che fare con un “serial killer”. In precedenza, Passalacqua aveva vissuto ad Argelato, sempre nel Bolognese. Adesso era residente nella canonica di una chiesa di Vedegheto, in libertà condizionale, proprio a causa dei precedenti. I militari hanno subito effettuato un riconoscimento fotografico. Hanno mostrato alla vittima una immagine del presunto aggressore. L'agricoltore di Tolè ha riconosciuto il proprio aggressore. Passalacqua, come è accaduto anche in passato, avrebbe ammesso di avere colpito l’agricoltore. Non ci sarebbe però una spiegazione plausibile, nessun movente. Gli investigatori hanno escluso che il tentato omicidio sia scaturito da un tentativo di rapina. E neanche problemi tra i due, che, a quanto pare, non si conoscevano, non si erano mai incontrati.



ALTRI REATI RECENTI. Passalacqua, secondo quanto è emerso da un approfondimento investigativo, recentemente è stato indagato per alcuni incendi di sterpaglie appiccati sempre sull'Appennino bolognese, dove era stato visto aggirarsi in bicicletta. Visti i precedenti, la pericolosità e considerato il pericolo di fuga, è stato associato in carcere a disposizione dell’autorità giudiziaria.


I PRECEDENTI. Non era ancora un “serial killer”, Passalacqua, quando, nell’aprile del 1992, aveva ucciso, forse per la prima volta, forse per pochi soldi, utilizzando una base di pietra per ombrelloni, uccise Mario Montaspro, un autotrasportatore di Scalea fracassandogli la testa. Per quel delitto è stato condannato a 24 anni di reclusione.

16 marzo 1997. Il serial killer si aggira per le strade di Marcellina, frazione di Santa Maria del Cedro. Scavalca il cancelletto di una modesta casetta di campagna e riesce ad entrare all’interno dell’abitazione. E’ in cerca di qualcosa, forse della pistola detenuta da Salvatore Belmonte, o forse cerca il denaro. Tutti in paese sanno che l’agricoltore di Marcellina deve ricevere gli arretrati della pensione. Un rumore. E’ Salvatore Belmonte che rientra a casa; il killer si nasconde. La vittima esce in giardino; è il momento buono, la preda è debole. Francesco Passalacqua si avventa sull’uomo e lo uccide schiacciandogli la testa con un mattone recuperato fra le cianfrusaglie del giardinetto.



Un mese dopo, nelle campagne di Verbicaro, viene ritrovato il corpo di Francesco Picarelli, ucciso con dei colpi di pistola, calibro 7,65, alla testa. Il pastore non era rientrato a casa e già la moglie ne aveva denunciato la scomparsa. L’omicidio scuote la tranquilla vita dei verbicaresi. In paese non si parla d’altro. Iniziano le indagini. I carabinieri della compagnia di Scalea cercano dei testimoni, raccolgono le prime indiscrezioni.

Due giorni dopo il killer uccide ancora. In un campo, nei pressi del terreno di proprietà della precedente vittima, giace il corpo del pensionato Vito Resìa. Il panico pervade l’intera comunità. Case chiuse, poca gente per le strade, poche parole scambiate solo con i vicini di casa o con i conoscenti. Paura per l’arrivo di qualsiasi forestiero.

Il capitano Roberto Fabiani, all'epoca dei fatti comandante della Compagnia di Scalea, è già sulle tracce dell’assassino. I militari, coordinati dal sostituto procuratore Francesco Greco, nel novembre del ’97 giungono ad una certezza: Passalacqua ha ucciso i tre agricoltori. Il pluriomicida messo alle strette dal Pm Greco confessa.



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