Il porto di Diamante: come la tela di Penelope

Ma l'opera resta ancora incompiuta.


Il porto di Diamante

DIAMANTE – 4 ott. 19 - Sempre difficile ricucire la tela di Penelope che fa ombra e luce alla struttura portuale di Diamante. Un'opera infinita. Sulla conclusione, è sempre più difficile vedere l'uscita. Il movimento torna a parlare della struttura, e lo fa in maniera critica, sia verso l'amministrazione comunale che verso il concessionario, sul quale nutre forti dubbi per la costruzione del porto, così come prevista nel progetto. Eppure, il concessionario al centro del bersaglio, non è mai intervenuto fuori dalle righe.

La partecipazione solo in questioni strettamente istituzionali e solo alla presenza del suo interlocutore principale: la Regione Calabria. Insomma, la famosa “Tela di Penelope”, non riesce a prendere forma, probabilmente perché le parti ormai non dialogano da tempo. Sembra essere piombati in una situazione di stallo che sarà difficile smuovere. Ed ogni eventuale azione, se è vero come è vero il principio di fisica della terza legge della dinamica che recita: “Ad ogni azione corrisponde una reazione”, sarà seguita da una reazione e c'è il serio rischio che nella tela di Penelope resti un buco irreparabile. La migliore soluzione, forse, potrebbe essere quella di favorire il ritorno dai burrascosi mari di Ulisse.

Il movimento popolare sembra, invece, agitare il mare. In una nota diffusa ieri ricorda: “Siamo vicini alla scadenza dei 15 giorni entro cui la ditta avrebbe dovuto riprendere i lavori prima di andare verso la rescissione contrattuale. Siamo certi, come lo siamo da anni, che i lavori non riprenderanno. Così come siamo certi che nessuno potrà mai costruire il porto previsto dal progetto oggetto del bando aggiudicato dalla Ati-Icad-Diamante Blu srl. Se si dovesse aprire il contenzioso con la Regione Calabria per il risarcimento del danno o se questo arriverà durante la fase di conciliazione, la proposta che continueremo a ribadire è quella di andare nella direzione dell’unica soluzione possibile e positiva per tutti: un porto pubblico nel quale investire le risorse del contenzioso e altre che verranno individuate in seguito. Siamo soddisfatti infine del fatto che, al di là delle amministrazioni in carica, la politica locale si sia convertita sulla via di Damasco con atti e fatti. Quelli indicati dal Movimento Popolare”. Il sindaco Magorno, come è noto, aveva dato un termine di quindici giorni per l'avvio dei lavori. Ma le ruspe sono rimaste ferme a riempirsi di salsedine, almeno fino a ieri.

Il movimento richiama anche l’interessamento dell’Autorità nazionale anticorruzione sulla vicenda porto. “E' bene ribadire – si legge nella nota del movimento - che anche questo risultato, l’interessamento dell’Anac, è frutto del lavoro del Movimento Popolare in cui sia l’avvocato Cammarella che Pino Pascale, in rappresentanza del gruppo politico Diamante Futura, avevano partecipato.

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