"Ghost work”, la Cgil: «Non c'è pace per Scalea»

I sindacalisti Giuseppe Guido e Mimma Iannello commentano l'operazione della Guardia di finanza


SCALEA – 13 dic. 19 - “Non c’è pace: il Comune di Scalea in continua balìa di eventi giudiziari e l’Asp al servizio di interessi privati”. E' il commento dei responsabili di zona della Cgil, alla luce dell'operazione “Ghost work” della Guardia di finanza. Come è noto è finito agli arresti domiciliari il sindaco Gennaro Licursi, in qualità di dipendente dell'Asp, e sono stati emessi tre provvedimenti per altrettanti dipendenti dell'Azienda. Scrivono, Giuseppe Guido e Mimma Iannello, rispettivamente: Segretario generale Cgil del comprensorio Pollino Sibaritide Tirreno e responsabile Cgil dell'alto Tirreno, “L’inchiesta ultima che coinvolge il sindaco di Scalea, Gennaro Licursi, in qualità di dipendente dell’Asp di Cosenza, accusato di truffa aggravata ai danni dello Stato e falsa attestazione di presenza in servizio con la presunta complicità di tre dipendenti della stessa Asp, è l’ultimo colpo mortale all’immagine di una città e di un territorio che, dagli anni di Plinius, vive un degradante deterioramento della pratica della legalità. Le ricadute pesano sempre più sulla vita e sugli interessi generali dell’intera comunità. Un quadro complessivo di abbassamento dell’etica pubblica in cui troppi amministratori locali di questo territorio risultano coinvolti in vicende di malaffare pubblico e privato”. Per Guido e Iannello si tratta di “Un susseguirsi inquietante di inchieste ed arresti che alimenta la sfiducia dei cittadini verso pezzi periferici dello Stato e che genera instabilità amministrativa e malagestione di servizi pubblici a danno dei cittadini e del mondo del lavoro a cui servono, diversamente, Enti ed Amministrazioni stabili, eticamente inappuntabili e capaci di amministrare nella piena legalità ogni servizio, appalto, affidamento, assunzione ed ogni opportunità di spesa. Ancor più se l’Ente coinvolto è un’Azienda sanitaria le cui risorse non possono essere asservite a logiche di malaffare, ma dedicate al solo scopo di curare i bisogni di salute dei cittadini”. I due sindacalisti ricordano quando nel 2018 il Procuratore Capo di Paola, Pierpaolo Bruni , annunciò la volontà di voler affondare il bisturi nella pubblica amministratore locale per contrastare ogni illecito. “Come Cgil – commentano Guido e Iannello - salutammo e sostenemmo senza esitazione quella dichiarazione, convinti degli effetti positivi che tale azione di contrasto al malaffare avrebbe comportato nella messa in trasparenza della macchina pubblica del territorio e nell’affermazione della legalità quale unica via lungo cui esercitare ogni funzione pubblica. Oggi, con lo stesso spirito, e la convinta sollecitazione ad allargare l'indagine ad ogni Ente pubblico del territorio, la Cgil comprensoriale confida sull’efficacia e sull’accuratezza dell’azione promossa dalla Procura di Paola tramite l’inchiesta Ghost Work certi, verrà verificata la consistenza dei reati ascritti ad ogni soggetto in essa coinvolto e accertato se tali reati siano configurabili dentro un vero “sistema” vocato alla truffa ai danni della pubblica amministrazione o di condotte di singoli. A prescindere dalle modalità attraverso cui compiuti i presunti reati emersi nell’inchiesta, i fatti assurti a cronaca nazionale, se confermati in sede di giudizio, rappresenterebbero per la Cgil una deprecabile ferita per il Territorio e per l’immagine delle Amministrazioni coinvolte che devono essere poste in garanzia della loro funzione di servizio verso i cittadini, e verso cui serve l’adeguata indignazione democratica dei cittadini”.

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