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Fusione a Corigliano Rossano: il Tar conferma la "città unica"

Ricorso giudicato in parte inammissibile e in parte irricevibile. Resta la fusione fra Corigliano e Rossano



CORIGLIANO ROSSANO – 2 dic. 21 – La fusione fra Corigliano e Rossano resta cosa certa, almeno per il momento. Il tribunale amministrativo regionale della Calabria ha pronunciato ieri la sentenza in merito: ha dichiarato il ricorso presentato da alcuni cittadini “in parte inammissibile ed in parte irricevibile” ed ha rigettato il ricorso per l’ulteriore parte. Il ricorso è stato proposto da: Andrea La Grotta, Mario Molinari, Angelo Carravetta, Giliberto Capano e Francesca Parrilla, rappresentati e difesi dall'avvocato Albino Domanico, contro la Regione Calabria, rappresentata e difesa dagli avvocati Massimiliano Manna ed Enrico Francesco Ventrice, e contro il comune di Corigliano Calabro, non costituito in giudizio; la prefettura di Cosenza, il ministero dell'Interno e la presidenza del Consiglio dei Ministri, rappresentati e difesi dall'Avvocatura distrettuale di Catanzaro. E ancora, contro il comune di Rossano, rappresentato e difeso dall'avvocato Salvatore Dettori con l'intervento ad opponendum di altri cittadini e del “Comitato 100 associazioni Fusione Corigliano – Rossano”. Si richiedeva l'annullamento del decreto del presidente della Regione Calabria, del 26 aprile 2017, sull’indizione del referendum consultivo per l'istituzione del nuovo Comune derivante dalla fusione di Corigliano Calabro e Rossano.


Si chiedeva ancora l'annullamento della deliberazione del Consiglio Regionale del 27 gennaio 2017 recante la "Effettuazione referendum consultivo obbligatorio sulla proposta di legge n. 182/10 di iniziativa del consigliere Graziano recante: l'istituzione del nuovo Comune”. Bisognava annullare, secondo i ricorrenti, anche la risoluzione della prima commissione consiliare "Affari istituzionali, affari generali e normativa elettorale" con la quale si è proposto al Consiglio regionale di deliberare per l'effettuazione del referendum consultivo; la deliberazione del Consiglio Comunale di Corigliano Calabro n. 3 dell'1 febbraio 2016 avente ad oggetto l’"Istituzione di un nuovo Comun: la deliberazione del Consiglio Comunale di Rossano Calabro n. 1 del 16 gennaio 2015, sull’"Esame della proposta di fusione dei Comuni di Rossano e Corigliano Calabro presentata dal Comitato per la Fusione dei Comuni di Corigliano e Rossano"; di ogni altro atto, comunque presupposto, connesso e coordinato, anteriore e conseguente, anche se non conosciuto. A fondamento, i ricorrenti, avevano dedotto l’illegittimità di tali atti comunali in quanto le delibere non prevedevano la relazione illustrativa, nè proposta di legge redatta in articoli, ed in quanto non era rispettato il termine relativo alla normativa prevista. Si lamentava, fra l'altro, l'esclusione dei cittadini comunitari residenti in entrambi i comuni e si denunciava l’illegittimità della delibera regionale in quanto contrastante con l’art.123 della Costituzione, “per avere la norma regionale eliminato il quorum costitutivo a fronte della diversa previsione dello Statuto regionale che lo determina per i referendum consultivi nel 30%”. Il Tar ha affermato “l’inammissibilità dell’intervento ad adiuvandum dei cittadini comunitari esclusi dal voto”; “I cointeressati avrebbero potuto proporre autonomo ricorso avverso il provvedimento di indizione del referendum entro il 60mo giorno dalla sua pubblicazione del 27.4.2017, quindi il 27 giugno, mentre hanno notificato e depositato l’intervento il successivo 17 agosto”. Il Tribunale amministrativo fa però notare che: “Nessun difetto di giurisdizione (assoluto o del G.O.) è, nella specie predicabile: correttamente i cittadini ricorrenti hanno impugnato i vizi del provvedimento di indizione del referendum dinanzi al G.a., al quale, stante la sopravvenienza della legge regionale di fusione, spetterà eventualmente sollevare questioni di costituzionalità ove ritenga che i prospettati vizi ridondino in vizi del procedimento di formazione della legge. Da quanto sopra chiarito, deriva anche l’ulteriore corollario che l’approvazione della legge regionale di fusione non importa di per sé l’improcedibiltà del ricorso”.



IL SINDACO STASI

La reazione del sindaco Stasi e della maggioranza in riferimento al ricorso contro la “Fusione” bocciato dal Tar: “L'ennesima prova – si legge - ove fosse necessario averne altre, che la città unica è una realtà e lo è ormai da due anni e che quella di Corigliano-Rossano è una delle città più importanti della Regione. Una ragione in più, se fosse possibile, per rilanciare non soltanto il difficile percorso amministrativo conseguente alla nascita del nuovo comune, ma anche e soprattutto l'idea stessa di città unica anche alla luce delle prospettive aperte dal Piano nazionale di ripresa e resilienza”. Per l'amministrazione Stasi che è la prima nata dopo la Fusione, quello di Corigliano Rossano “è un modello guardato con attenzione da tutta Italia, ed il fatto che siamo al Sud rende il nostro percorso ancor più importante ed ambizioso, in un quadro di forte arretramento generale”. Non vengono nascoste le difficoltà nel processo di fusione, e, per guardare troppo indietro, si sono perse molte occasioni.


«Chi si scaglia contro la città unica è miope, e quasi sempre animato da interessi particolari - ha affermato il sindaco Stasi - perché il nuovo contesto ha stravolto molti equilibri, anche di potere. Corigliano-Rossano ha di certo alcuni problemi, ma non più di una qualsiasi cittadina delle nostre latitudini e tutti sono affiorati e si sono aggravati mentre esistevano due distinti comuni, non di certo ora. Penso alla rete idrica, alla rete fognaria, ai rifiuti, dissesto idrogeologico, sanità e via dicendo. Al contrario, se oggi abbiamo speranza di superare una parte di questi problemi è grazie alla fusione e, ovviamente, anche ad una classe dirigente diversa, libera, staccata dalle logiche di quartiere del passato».«La fusione stravolge equilibri - conclude il sindaco Stasi - non c’è dubbio, e rende il compito di un’Amministrazione Comunale, soprattutto la prima, certamente ancor più difficile, ma la nostra comunità non deve avere paura del cambiamento. Soprattutto non deve farsi trarre in inganno da chi, invece, quel cambiamento lo teme, dentro e fuori dai confini di Corigliano-Rossano, perché vorrebbe tornare indietro e gestire indisturbatamente un territorio diviso».



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