Furbetti del cartellino: 22 conclusioni indagini a Reggio Calabria

Aggiornato il: apr 4

Dipendenti pubblici della Città metropolitana, ritenuti assenteisti dalla Guardia di finanza

REGGIO CALABRIA – 11 mar. 20 - All’esito di una delicata, incisiva e articolata attività di indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria, diretta dal procuratore capo, Giovanni Bombardieri, i militari del comando provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria hanno notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari emesso nei confronti di 22 dipendenti pubblici assenteisti della città metropolitana, ex Provincia regionale, di Reggio Calabria, tutti indagati per truffa aggravata ai danni dell’Ente di appartenenza.

Le indagini in questione, condotte dai finanzieri della compagnia pronto impiego di Reggio Calabria, sono state coordinate dal procuratore aggiunto, Gerardo Dominijanni, e dirette dal sostituto procuratore, Paolo Petrolo.

La complessa attività investigativa, corroborata da oltre tre mesi di riprese video e servizi di osservazione, pedinamento e controllo, ha consentito di smascherare la truffa ai danni dell’Ente di appartenenza posta in essere da parte dei 22 dipendenti pubblici.

Gli indagati, attraverso un collaudato sistema basato su favori reciproci ed espedienti posti in essere per attestare la presenza lavorativa presso gli uffici di appartenenza, riuscivano ad assentarsi indisturbati dal luogo di lavoro anche per diverse ore al giorno.

Alcuni impiegati, addirittura, non facevano neppure ingresso presso la sede, sebbene figurassero regolarmente in servizio.

Un sistema di malaffare che, per i suoi caratteri di pervasività e diffusione nel contesto amministrativo dell’Ente, non poteva che realizzarsi e perdurare nel tempo attraverso atteggiamenti di radicata complicità tra i singoli indagati; il tutto per perseguire personali benefici, in un clima di cronico disinteresse per le funzioni pubbliche svolte e di totale assenza di senso del dovere.

In concreto, con artifici e raggiri, i dipendenti attestavano falsamente la propria presenza lavorativa, raccogliendo, a rotazione, più tessere magnetiche vidimandole per certificare la presenza del personale, facendo sì che il solo “vidimatore” intraprendesse il servizio e che, solo in seguito, arrivassero alcuni degli altri, riuscendo così ad eludere ogni forma di controllo interno.

È stato accertato che, in media, ciascun dipendente arrivava ad assentarsi anche per diverse ore al giorno, su un orario previsto giornaliero di 6 ore di servizio.

Molti impiegati giungevano la mattina con oltre 2 o 3 ore di ritardo e senza vidimare la propria presenza: il collega d’ufficio aveva, infatti, già provveduto ad attestare per loro l’entrata.

Il favore poi veniva ricambiato dai colleghi “ritardatari” della mattina, all’uscita.

In tal modo diversi impiegati potevano abbandonare, in modo del tutto arbitrario, il proprio ufficio con largo anticipo e senza dover registrare la fine del proprio turno di servizio.

Alcuni impiegati, addirittura, “coperti” da colleghi d’ufficio, non si presentavano neppure sul luogo di lavoro, pur risultando regolarmente in servizio. Con questo stratagemma, in ogni singolo gruppo, ciascun dipendente poteva rimodulare autonomamente la propria giornata lavorativa assentandosi liberamente e a propria discrezione, per poter così fruire di lunghe pause caffè nei diversi bar della città, per andare a fare shopping lungo il corso, per andare a fare la spesa o, addirittura, per dedicarsi ad altra attività lavorativa.

Diversi indagati, poi, rientravano tranquillamente in ufficio dopo essersi assentati anche per diverse ore con buste della spesa al seguito.

La lotta all’illegalità nella Pubblica Amministrazione costituisce una priorità per la Guardia di Finanza, alla luce del fatto che questa contribuisce a ostacolare la realizzazione del potenziale di crescita economica nazionale e influisce negativamente sulla qualità dei servizi proposti al cittadino dalle amministrazioni nazionali.

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