Diamante, una bombola pronta ad esplodere a scuola: ricorso in Cassazione inammissibile

DIAMANTE – 16 giu. 20 - In due avevano piazzato un ordigno artigianale all'interno dell'istituto “Papa Giovanni Paolo II”, scuola superiore per geometri e ragionieri. Inammissibile il ricorso di uno dei giovani coinvolti. I fatti risalgono al 10 dicembre 2014. Le indagini dei carabinieri della compagnia di Scalea avevano portato ad individuare due giovani studenti arrestati nei mesi successivi dopo laboriose indagini condotte dai militari. Si trattava di un atto intimidatorio compiuto ai danni del gestore del bar.

Una bombola di gas collegata ad un congegno di innesco artigianale, che per una serie di eventi non era esplosa. Nei mesi scorsi, uno dei due giovani ritenuti responsabili dell'accaduto. Tramite il suo legale ha presentato ricorso contro la sentenza pronunciata dalla corte d'Appello di Catanzaro il 6 marzo dello scorso anno. In sostanza si confermava la decisione del Gup del Tribunale di Paola del 15 dicembre 2015, che, con le attenuanti generiche, aveva condannato l'imputato alla pena di un anno e otto mesi di reclusione e 6mila euro di multa. Ritenuto responsabile dei reati, unificati per continuazione, di concorso in fabbricazione, detenzione e porto di un ordigno esplosivo e di concorso in atti diretti a provocare il crollo. Il legale difensore del giovane ricorrente lamentava un vizio di motivazione: la Corte di appello avrebbe errato, così nel ricorso, nel valutare l'attendibilità delle dichiarazioni del coimputato e nel ritenere non credibili le affermazioni contrarie del ricorrente; in tal modo non ha tenuto conto delle discrasie segnalate dalla stessa difesa e di quanto riferito dall'altro coimputato, per il quale al momento del posizionamento dell'ordigno da parte di uno dei tre giovani studenti nessun altro era presente. Verrebbe, quindi smentito, quanto indicato durante le vicende processuali sulla funzione di palo svolta dal ricorrente, “circostanza non sufficientemente riscontrata dalla localizzazione del suo telefono cellulare sui luoghi del reato, cosa che non implica necessariamente la dimostrazione della sua partecipazione ai fatti contestati”. Secondo la Cassazione, l'impugnazione è inammissibile perché basata su motivi manifestamente infondati. La Corte di appello ha ritenuto che le dichiarazioni accusatorie, provenienti dal coimputato, circa il ruolo di palo svolto dal ricorrente nella fase del posizionamento dell'ordigno all'interno del bar

dell'istituto scolastico di Diamante, siano non soltanto attendibili in sè, ma anche riscontrate dagli accertamenti condotti sul traffico telefonico che aveva interessato l'utenza cellulare in uso al ricorrente. Tali verifiche avevano consentito di accertare plurimi contatti telefonici nella notte in questione tra i tre, due dei quali rei confessi. Era stata riscontrata la presenza del telefono del ricorrente nella zona.

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