Diamante, omicidio Augieri: sedici anni a Schiattarelli

Rinviato a giudizio Raffaele Criscuolo. Regge la tesi della Procura di Paola


Francesco Augieri e Francesco Schiattarelli

DIAMANTE – 11 gen. 19 - Una vicenda che ha lasciato il segno nella comunità di Diamante perché ha colpito direttamente nel cuore le notti estive, simbolo della spensieratezza e dell'allegria fra i giovani. Quel 22 agosto di due anni fa, non è stato così. Nella notte si è sviluppato un caotico andirivieni di giovani che avrebbero dovuto regolare i conti su una battuta di troppo. Quella spallata e quella frase sfuggita: “tagliati i capelli ricchione” hanno generato una tensione tale che è culminata con le fatali coltellate. A perdere la vita, come è tristemente noto, Francesco Augieri, 23enne cosentino, al quale proprio nei giorni scorsi l'amministrazione comunale ha dedicato il ponte sul fiume Corvino teatro di quella stupida sera di una movida sbagliata. Ieri, il Giudice per le udienze preliminari del tribunale di Paola ha deciso sulla posizione dei due indagati. Il primo, Francesco Schiattarelli, 21 anni, di Napoli, ritenuto l'autore delle coltellate mortali. Il secondo: Raffaele Criscuolo, amico della vittima, ma indagato per “Concorso anomalo in omicidio volontario”. Il Gup del tribunale di Paola ha deciso ieri per Francesco Schiattarelli. Per il giovane campano che ha chiesto ed ottenuto il giudizio con il rito abbreviato è stata decisa la condanna a sedici anni di reclusione. Ha quindi retto la tesi del pubblico ministero del Tribunale di Paola, Francesca Cerchiara, sostenuta con convinzione anche dal procuratore capo di Paola, Pierpaolo Bruni. Le indagini, come è noto si sono sviluppate con difficoltà, per la reticenza di alcuni testimoni, per un teste chiave mai identificato. Raffaele Criscuolo, invece, è stato rinviato a giudizio, deve rispondere del reato di “Concorso anomalo in omicidio volontario”. Criscuolo, che quella notte venne anche ferito al gluteo, avrebbe indotto l'amico cosentino ad esporsi al pericolo della morte.

La ricostruzione dei fatti è in tre fasi. Intorno alle 3.30 della notte, quando a Diamante c'è vita, un gran fermento di giovani che riempiono i locali e passeggiano sul lungomare, un giovane di origine partenopea, all'epoca minorenne, aggredisce, senza plausibile motivo, prima verbalmente, poi fisicamente Raffaele Criscuolo. Il diverbio nasce da uno scontro non voluto fra i due. Una spallata. Con un'arma da taglio, il minore ferisce ai glutei Criscuolo.

La seconda fase. Alcuni minuti dopo le 3.30, il ferito raggiunge la vittima, Francesco Augieri, seduto al bar di viale Glauco. Insieme decidono di tornare nella discesa Corvino, sul luogo dell'aggressione. Il campano Criscuolo, che aveva già elaborato il diverbio avuto precedentemente, avrebbe esclamato “M’aggia fa vatt a nu muccus”, mi devo far picchiare da un moccioso. Pur sanguinante, il ferito avrebbe voluto risolvere la questione, e Augieri, invece, avrebbe voluto difendere il suo amico.

La terza fase. E' quella più confusa. Criscuolo e Augieri vengono colpiti. In particolare il giovane cosentino subisce almeno tre coltellate significative: al torace e al collo. Quando Augieri cade sulla strada nei pressi del vecchio ponte sul torrente Corvino, oggi ponte Francesco Augieri, i protagonisti cominciano a dileguarsi. Alcuni partono nelle ore successive lasciando il luogo di vacanza. Fra i presenti una persona di nome “Enzo” che avrebbe assistito all'accoltellamento e che avrebbe anche indicato il presunto responsabile ad una delle testimoni, mai identificato.

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