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Diamante, omicidio Augieri: gli atti rimandati dalla Cassazione alla Corte d'Appello

In esame la posizione di Francesco Schiattarelli, ritenuto responsabile dell'omicidio del 22 agosto 2018


Francesco Schiattarelli

DIAMANTE – 15 nov. 19 Nei giorni scorsi, la Cassazione si è nuovamente espressa in merito alla posizione di Francesco Schiattarelli, il campano di venti anni, unico indagato per l'omicidio di Francesco Augieri, avvenuto il 22 agosto dello scorso anno. Con ordinanza dell’8 maggio 2019, il Tribunale di Catanzaro, sezione per il riesame, decidendo in sede di rinvio a seguito dell’annullamento della precedente ordinanza disposto dalla Cassazione, con sentenza del 28 febbraio 2019, aveva confermato il provvedimento con il quale il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Paola aveva disposto la misura cautelare della custodia in carcere nei confronti di Francesco Schiattarelli per i delitti contestati.

La Suprema Corte, alla luce dell'ultimo ricorso del mese scorso ha annullato il provvedimento impugnato, con rinvio al Tribunale per il riesame di Catanzaro. La prima sezione della Cassazione aveva già annullato la precedente ordinanza perché, “in riferimento al delitto di omicidio, erano state utilizzate le dichiarazioni di una teste, nonostante le stesse fossero de relato (quindi nper conoscenza indiretta dei fatti ndr) e la teste non fosse stata in grado di rivelare la sua fonte, limitandosi a ricordarne il nome proprio di Enzo”. Buona parte dei fatti accaduti in quella tragica sera ruotano attorno alla figura del “noto” testimone Enzo che non è stato mai identificato. La Suprema corte ricorda pure che la stessa sezione della Cassazione “aveva rilevato come non fosse stata adeguatamente vagliata l'attendibilità della testimone, avendo riferito di avere visto fuggire l’indagato, pur emergendo che era intervenuta sul posto quanto l'evento si era ormai concluso”.

Secondo la Cassazione, però, “era pacifica la partecipazione dello Schiattarelli ad entrambe le fasi della rissa”, avendolo riferito altri testimoni ed avendo riportato una lesione all'occhio. Inoltre fa presente la Cassazione: “il coindagato Raffaele Criscuolo aveva rilevato la compatibilità dell’effigie dello Schiattarelli con la persona che, durante la seconda fase della rissa, con i capelli rasati e un po' mossi, impugnava qualcosa”. La giovane testimone aveva riferito che aveva visto fuggire dal go del delitto Schiattarelli e che “tale Enzo” le aveva confidato che costui aveva ammesso di avere colpito con il coltello la vittima, Francesco Augieri. Altri due testi: “avevano visto Schiattarelli allontanarsi dal luogo in cui era scoppiata la rissa; il primo l’aveva notato in compagnia di una ragazza, il secondo ricordava che pareva in fuga e che indossava un berrettino con visiera posta all'indietro”.

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