Diamante: bustarella per la pratica di invalidità, due condanne

Aggiornato il: apr 29

Il tribunale di Paola ha condannato Antonia Coccimiglio, 69 anni, di Scalea, ed Eugenio Vitale, 58 anni anch'egli residente a Scalea dipendenti dell'Asp, per fatti accaduti nel 2017

Diamante, 3 agosto 2017
Le immagini del 3 agosto 2017

DIAMANTE – 22 apr. 21 - In aula ieri al tribunale di Paola, la vicenda relativa ad una storia di presunta concussione in concorso all'interno dell'ufficio della commissione per le invalidità dell'Azienda sanitaria provinciale. L'ufficio è sempre quello di Diamante, oggetto, anche nei mesi scorsi, di un'altra indagine dei carabinieri della compagnia di Scalea denominata “Re Nudo”. I fatti, oggetto della sentenza di ieri, si sono conclusi il 3 agosto 2017 con l'arresto di due dipendenti Asp, in flagranza di reato, proprio davanti agli uffici dell'azienda sanitaria provinciale a Diamante. Ieri, il tribunale di Paola, ha pronunciato la sentenza per Antonia Coccimiglio, 69 anni, di Scalea, ed Eugenio Vitale, 58 anni anch'egli residente a Scalea, originario di Santa Maria del Cedro. Entrambi, come è noto, attualmente sono nuovamente indagati nell'inchiesta denominata “Re Nudo” e sono agli arresti domiciliari in attesa dell'udienza preliminare fissata per il prossimo 10 maggio.



Il tribunale, ieri, ha condannato Coccimiglio e Vitale a 4 anni e 6 mesi di reclusione. Per i fatti dell'agosto 2017 sono accusati del reato di concussione in concorso. Il pubblico ministero aveva chiesto la condanna a 6 anni e 6 mesi di reclusione. I due imputati, per le vicende di quattro anni fa, sono assistiti dagli avvocati Carmelina Truscelli e Amedeo Valente. La sentenza è stata pronunciata nella tarda serata di ieri, dopo alcune ore di camera di consiglio. Come si ricorderà, l'arresto avvenne lo scorso 3 agosto, davanti alla sede del poliambulatorio di Diamante. L'indagine era stata svolta dai carabinieri della Compagnia di Scalea, all'epoca coordinati dal capitano Alberto Pinto. L'inchiesta era partita dalla denuncia di un'anziana di Diamante che sosteneva di essere diventata vittima di una ingiusta richiesta di denaro, intorno ai duemila euro, ed aveva raccontato tutto ai carabinieri. La richiesta del denaro sarebbe dovuta servire a far andare a buon fine la pratica per l'invalidità. I militari avevano, quindi, programmato la cessione controllata del denaro richiesto dagli impiegati. Nella mattinata di quel giovedì 3 agosto del 2017 avvenne la consegna del denaro, così come l'anziana aveva concordato con i carabinieri della compagnia di Scalea. I militari, subito dopo la cessione, entrarono negli uffici e arrestarono i due dipendenti. Successivamente, a settembre dello stesso anno, i due erano tornati in libertà, ma era stata disposta la sospensione dal servizio per sei mesi per entrambi gli impiegati amministrativi dell’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza. Nei prossimi giorni, le vicende della commissione per le invalidità torneranno nelle stanze del tribunale di Paola per l'udienza preliminare. In questo caso, l'inchiesta denominata “Re nudo” è più ampia, e come è noto si riferisce a tre filoni diversi. Gli indagati all'esito della richiesta di rinvio a giudizio sono scesi ad 88, compreso Mario Russo, ritenuto il protagonista dell'ultima inchiesta dei mesi scorsi. In quest'ultimo caso, ci sono almeno 64 episodi, contestati ai vari indagati e relativi proprio alla commissione per l'accertamento dell'invalidità e dell'handicap di Diamante. Le altre vicende, come è noto sono relative a reati contestati nell'ambito dell'attività di medico certificatore per il rinnovo delle patenti di guida e gli altri episodi rientrano nel terzo filone di presunti illeciti in materia di visite necroscopiche.



2,920 visualizzazioni0 commenti