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Diamante, accesso agli atti del Comune: il Tar dà ragione al capogruppo dell'opposizione

L'atto del comune è stato ritirato quando oramai era troppo tardi e la macchina giudiziaria non poteva essere più arrestata



DIAMANTE – 1 feb. 23 - La vicenda legata all'accesso agli atti comunali è oggetto di decisione del Tribunale amministrativo regionale. Il ricorrente aveva puntato il dito sul provvedimento del vice sindaco di Diamante “limitativo del diritto dei consiglieri comunali di accedere agli atti e ai documenti del comune di Diamante” e conseguente chiedeva l'annullamento, dichiarazione di nullità. Il Tar ha condannato, fra l'altro, il comune di Diamante, in persona del legale rappresentante, alla rifusione delle spese di lite alla parte ricorrente. Secondo quanto confermano gli avvocati difensori del consigliere di opposizione Marcello Pascale: “Il Tribunale amministrativo regionale di Catanzaro dà ragione al consigliere comunale di minoranza, Marcello Pascale, già candidato sindaco nelle passate elezioni vinte dall’ex senatore Ernesto Magorno, attuale sindaco di Diamante.



Con la Sentenza n. 134, del 30 gennaio – commentano - il giudice amministrativo ha dichiarato apertamente l’illegittimità del provvedimento con il quale l’ufficio del sindaco del comune di Diamante aveva limitato l’accesso agli atti dell’amministrazione ai consiglieri comunali. Una misura, questa, fortemente pregiudizievole soprattutto delle prerogative dei consiglieri di minoranza e impugnata dal consigliere Marcello Pascale”, difeso e assistito dagli avvocati Erik Siciliano e Sabrina Mannarino, oggi anche consigliere regionale in forza al partito Fratelli d’Italia, entrambi dello studio legale Mannarino di Paola. “Il sindaco e la giunta – si legge - ora, dovranno spiegare ai cittadini le perdite erariali causate dall’imperita azione amministrativa esercitata, peraltro in modo anche illogico, oltre che illegittimo, considerato che lo stesso ufficio del sindaco ha “ben” pensato di ritirare il provvedimento impugnato solo dopo l’esercizio dell’azione giudiziaria da parte degli avvocati incaricati dal consigliere Marcello Pascale e dopo aver conferito mandato ad un legale per resistere in giudizio”.



Nonostante l’invito della prefettura a ritirare l’atto, al sol fine di limitare il diritto della minoranza, è stato mantenuto in vigore l’atto ritenuto illegittimo. Si legge: “la criticità evidenziata risulta essere stata di fatto ammessa dallo stesso Ente che, in data 6 dicembre 2022, ha annullato in autotutela la disposizione e ha precisato che l’amministrazione si sarebbe adeguata al parere della Prefettura. In sostanza, la delibazione sommaria delle proposte censure conduce ad un esito sfavorevole per il Comune resistente, da cui la soccombenza virtuale”. L'atto è stato ritirato quando oramai era troppo tardi e la macchina giudiziaria non poteva essere più arrestata. In sintesi i cittadini dovranno sopportare il pagamento di due studi legali, quando il tutto poteva essere evitato.



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