Decapitati i clan di Cosenza - I PARTICOLARI

Operazione della Dda "Testa del serpente”


COSENZA - 13 dic 19 - Nella prima mattinata odierna la Polizia di Stato, l’Arma dei Carabinieri e la Guardia di Finanza staNelle prime ore della mattinata odierna la Polizia di Stato, l’Arma dei Carabinieri e la Guardia di Finanza, hanno dato esecuzione ad un articolato provvedimento di fermo di indiziato di delitto, emesso dalla Procura della Repubblica Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, nell’ambito del procedimento penale dell'operazione denominata “Testa del serpente”) coordinato dal Procuratore della Repubblica Nicola Gratteri, dal Procuratore Aggiunto Vincenzo Capomolla e dal Sostituto Procuratore, Camillo Falvo. Il provvedimento di fermo riguarda i 18 esponenti di vertice delle principali organizzazioni criminali di tipo mafioso operanti a Cosenza (clan di ‘ndrangheta Lanzino-Ruà-Patitucci, detto anche Clan degli Italiani, e clan degli Zingari o gruppo Abbruzzese c.d Banana):

ABBRUZZESE Luigi, cl. 1985;

ABRUZZESE Antonio, cl. 1984;

ABBRUZZESE Marco, cl. 1990;

ABBRUZZESE Nicola, cl. 1988;

ABBRUZZESE Franco, cl. 1973;

MAROTTA Antonio, cl. 1979;

CASELLA Francesco, cl.1963;

BEVILACQUA Antonio, cl.1956;

COLASUONNO Antonio, cl. 1978;

ALUSHI Claudio, cl. 1996;

ATTENTO Adamo, cl. 1991;

PORCARO Roberto, cl.1984;

DRAGO Carlo, cl.1964;

DRAGO Giovanni, cl.1993;

TURBOLI Alberto, cl.1980;

TURBOLI Danilo, cl.1995;

D’ELIA Andrea, cl. 1992;

GERMANO Pasquale, cl. 1994,

ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di omicidio, estorsione (tentata e consumata), nei confronti di numerosi titolari di attività commerciali ed imprenditoriali situate nel cosentino, porto e detenzione illegali di numerose armi anche da guerra, reati in materia di stupefacenti, usura in danno di imprenditori che versavano in stato di bisogno, lesioni.

Si tratta di condotte tutte poste in essere dagli indagati avvalendosi della forza di intimidazione del vincolo associativo e della conseguente condizione di assoggettamento ed omertà delle vittime, nonché al fine di agevolare la consorteria mafiosa riconducibile al gruppo “Lanzino/Rua’/Patitucci”, e al gruppo c. d. degli ZINGARI riferibile alla famiglia ABBRUZZESE alias BANANA.


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