Dal Golfo di Policastro, la chiave per migliorare la depurazione

L'iniziativa di Antonio Mandarano, coordinatore delle adesioni di soggetti pubblici e privati al protocollo di intesa per il costituendo Distretto turistico Golfo Di Policastro


Antonio Mandarano

TORTORA – 31 ago. 19 - “È necessario unirsi, non per stare uniti, ma per fare qualcosa insieme”. Alla frase di Goethe è affidata la “filosofia” alla base dell'iniziativa che punta ad unire gli interessi multiregionali dei comuni che si affacciano sul Golfo di Policastro. Il distretto del Golfo di Policastro, potrebbe essere la chiave di volta della depurazione. Antonio Mandarano, coordinatore delle adesioni di soggetti pubblici e privati al protocollo di intesa per il costituendo Distretto turistico Golfo Di Policastro, è convinto che questa potrebbe essere una soluzione. “Da cattiva gestione degli impianti derivano ingenti danni economici e di immagine al territorio.

Il distretto del Golfo di Policastro potrebbe essere regia per investimenti nel settore. Anche il settore della depurazione trarrebbe beneficio e nuovo impulso dalla costituzione del Distretto turistico Golfo Di Policastro, poiché la salvaguardia dell'ambiente del territorio è uno dei suoi principali obiettivi”. Antonio Mandarano, prende spunto dalla situazione che puntualmente viene fuori al termine della stagione estiva. Quest'anno, anche il “caso Maratea” ha contribuito a rendere più complicata la situazione. Le disfunzioni del depuratore di località Ogliastro hanno generato l'interdizione alla balneazione per ben due volte nel giro di pochi giorni nella famosa spiaggia di Fiumicello. «Si sono registrati sconcerto e preoccupazione tra i turisti – commenta Mandarano – ripercussioni economiche negative per gli operatori turistici e un grave danno d’immagine per Maratea.

I cittadini sono infuriati e il sindaco Stoppelli ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Lagonegro per chiedere di individuare le responsabilità». Situazione simile lungo il fiume Noce che sbocca al confine fra Calabria e Basilicata. «Anni fa – ricorda Mandarano – ho partecipato a molti incontri organizzati dal Comitato per la salvaguardia del fiume Noce, del quale facevano parte comuni lucani, calabresi e sigle ambientaliste. La minaccia principale per la tutela del corso d’acqua era l’impianto di depurazione privato di San Sago, al momento fermo a causa dell’ordinanza di chiusura disposta dal sindaco di Tortora, Pasquale Lamboglia. Ricordo come è stata affrontata anche la questione dei depuratori comunali e ci sono stati interventi di alcuni sindaci anche abbastanza duri nei confronti di Acquedotto Lucano. È facile immaginare che una scarsa qualità delle acque di scarico di detti depuratori può provocare danni importanti alle acque di balneazione dei comuni costieri, in primis a quelle di Maratea, Tortora e Praia a Mare. Pertanto, i fatti incresciosi verificatisi a Maratea dovrebbero far riflettere, e non poco, non solo gli operatori turistici e gli amministratori marateoti, ma anche quelli dei comuni limitrofi».

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