Corigliano, «Uccise mia figlia e lo premiano». Lettera di Mario Luzzi a Mattarella e Bonafede

La disperazione dei genitori di Fabiana Luzzi uccisa nel 2013 per una "giustizia ingiusta”


Fabiana Luzzi

CORIGLIANO ROSSANO - “La giustizia ingiusta”. E' il padre di Fabiana Luzzi a prendere carta e penna per scrivere una lettera al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e al ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede.

I permessi per buona condotta, concessi all'assassino della sedicenne di Corigliano, amareggiano la famiglia, creano stati di ansia tali da ricorrere alle cure ospedaliere, e generano sconforto in tutti coloro i quali vivono nella legalità. Il fatto di cronaca che ha sconvolto l'intera Nazione è avvenuto, come si ricorderà, il 24 maggio del 2013, quando la povera Fabiana Luzzi, allora sedicenne, venne accoltellata e bruciata viva dal fidanzato, reo confesso. Una vera tragedia che ha segnato per sempre l’intera comunità della città jonica.

Il padre, Mario Luzzi, spiega il senso della lettera inviata a Mattarella e Bonafede. Lo fa a voce, in una intervista concessa ad Antonia Russo di Informazione e comunicazione, evidenziando una sorta di disparità di trattamento fra i due protagonisti della tragica storia di cronaca: una bilancia con due pesi e due misure. Se si potesse procedere sulla linea di una “Giustizia giusta” evidenzia Mario Luzzi allora: «Chi ha firmato il permesso affinché l'assassino di mia figlia potesse tornare a casa sua, avrebbe dovuto firmare un'ordinanza che ci potesse restituire la nostra Fabiana per riportarla fra le braccia della madre. Siccome la secondo ipotesi non è possibile, perché chi ci ha rimesso la vita è proprio Fabiana, allora non deve essere possibile nemmeno per l'assassino poter tornare tranquillamente a casa, prima di aver espiato la pena. Altrimenti si crea una disparità enorme e le famiglie delle vittime continuano a soffrire».

“A marzo 2016, in Cassazione – scrive il padre di Fabiana nella lettera ufficiale inviata al Presidente Mattarella e al ministro Bonafede - l'assassino fu condannato a 18 anni e 7 mesi di reclusione, una pena ridicola in confronto alla gravità di quello che ha fatto. Sono venuto a conoscenza che quest'anno, già tre volte, ha ottenuto licenze premio. Tutto questo mette in discussione il significato della parola 'Giustizia'. Appena appresa la notizia è stato necessario recarci in ospedale per il forte trauma subito, sapendo di poter ritrovare l'assassino di nostra figlia nel nostro paese, dopo appena tre anni dalla sentenza. Ci sentiamo distrutti e abbandonati da uno Stato che non ci tutela. Le leggi dello Stato - scrive Mario Luzzi - continuano a premiare gli assassini e distruggono ulteriormente le vittime”.

E' forte il dolore che si prova. Una tragedia immane. Mario Luzzi lo ripete più volte quanto è forte il dolore di perdere una figlia, vittima di una mano assassina. Ed anche la madre, Rosa Ferraro, è addolorata. La notizia che l'assassino abbia potuto riacquistare una sorta di libertà ha generato un forte dolore, tant'è che Rosa Ferraro è stata costretta a recarsi al Pronto soccorso. «C'è bisogno di maggior rispetto per le vittime e per chi è rimasto a piangere – ha commentato la madre di Fabiana -. Premiare un assassino, dopo quello che è accaduto, non mi sembra un modo per rispettarci. Siamo soli».

In primo grado il tribunale dei minorenni di Catanzaro aveva condannato Davide a 22 anni di reclusione mentre in appello la pena è stata ridotta a 18 anni, poi confermata dalla Cassazione.

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