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Corigliano Rossano: le rubano il bancomat ed effettuano il prelievo: la banca condannata a risarcire

Il giudice ha dichiarato la responsabilità dell'istituto di credito per alcuni prelievi non autorizzati. #coriglianorossano


CORIGLIANO ROSSANO – 20 nov. 19 – Il giudice di Pace di Rossano, Rosaria Cozzolino, al termine di una causa civile promossa da Luisa Falcone contro Banco di Napoli ha dichiarato la responsabilità dell'istituto per alcuni prelievi non autorizzati, effettuati con le carte bancomat sui conti correnti della donna. Ha quindi condannato la Banca convenuta alla restituzione dell’importo di 1.450 euro in favore dell’attrice, oltre agli interessi legali dalla domanda al soddisfo, e al pagamento delle spese processuali.

La storia finita nelle aule di giustizia, riguarda una serie di prelievi che la donna, assistita dall'avvocato Luigi Calabria, ha dichiarato non autorizzati, in seguito ad una vicenda di cronaca. L'importo di 1.500 euro sarebbe stato prelevato, senza alcuna autorizzazione, in data 26 agosto 2015 da ignoti, con l’uso di due carte bancomat rilasciate dall'Istituto bancario e sottratte furtivamente dalla borsa di Luisa Falcone, distratta da alcune persone entrate nel proprio esercizio commerciale. Falcone chiedeva anche il risarcimento del danno nella misura di 3.000 euro per la “condotta immotivatamente tenuta dalla Banca convenuta”. Il banco di Napoli aveva contestato la domanda chiedendo il rigetto, in quanto i prelievi sarebbero stati “frutto dell’incauto comportamento dell’attrice, integrante gli estremi della colpa grave, per aver custodito congiuntamente, all’interno dei portafogli sottratti dalla borsa, sia le carte bancomat che il relativo codice pin in violazione degli obblighi di custodia del codice segreto, circostanza – si legge - desumibile dai prelievi fraudolenti effettuati senza difficoltà a ridosso dell’orario in cui la Falcone ha riferito essersi verificato il furto”.

Il giudice ha evidenziato come la vicenda sia regolata dalla norma sulla “Responsabilità del pagatore per l'utilizzo non autorizzato di strumenti o servizi di pagamento”, che dispone: “Negli altri casi, salvo se abbia agito in modo fraudolento o non abbia adempiuto a uno o più degli obblighi di cui all’art. 7, con dolo o colpa grave, il pagatore può sopportare, per un importo non superiore a euro 50, la perdita relativa a operazioni di pagamento non autorizzate derivanti dall'utilizzo indebito dello strumento di pagamento conseguente al suo furto, smarrimento o appropriazione indebita”. È quindi emerso che “il rischio connesso all’utilizzo di strumenti elettronici di pagamento e il conseguente obbligo di rimborso delle somme prelevate senza autorizzazione del titolare dello strumento, detratta l'eventuale franchigia di 50 euro, ricade sull’Istituto bancario emittente, salvo che il proprietario utilizzatore abbia agito con dolo o colpa grave”. Anche sulla conservazione del Pin, la norma sostiene che l'eventuale prova della negligenza dell'utilizzatore “deve essere particolarmente rigorosa” e quindi, “si deve concludere che il cliente si sia comportato correttamente e che il pin sia stato carpito dal sistema da parte di colui che ha sottratto la tessera”.

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