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Corigliano Rossano, commissione per lo Statuto: le difficoltà rilevate dall'avvocato Candiano

CORIGLIANO ROSSANO - 8 giu. 20 - È stata convocata per le ore 16, nella sala consiliare di via Municipio, nel centro storico di Corigliano, dalla Presidente del Consiglio Comunale Marinella Grillo la riunione che ha tra i punti all’ordine del giorno anche la programmazione dei lavori successivi.

Fanno parte della Commissione Statuto i consiglieri comunali Rosellina Madeo, Aldo Zagaerse, Vincenzo Scarcello, Gennaro Scorza, Maria Salimbeni, Mattia Salimbeni, Rocco Leonardo Gammetta, Piersalvino de Gaetano, Achiropita Scorza, Isabella Monaco, Domenico Rotondo.

Oggi è la data scelta per l'insediamento della commissione per la redazione dello Statuto di Corigliano Rossano, fa sapere l'avvocato Nicola Candiano della commissione per lo statuto che la data è esattamente la stessa di 30 anni fa, quando il 1990, veniva emanata la Legge n.142 che introduceva l'Autonomia statutaria dei Comuni. «Una curiosa coincidenza - afferma Candiano -. Non bisogna nascondersi le enormi difficoltà.


Nicola Candiano

L’originario entusiasmo verso la fusione, testimoniato dallo straordinario esito referendario, è stato messo a dura prova dai successivi eventi, tutti di segno negativo se non avverso.

Innanzitutto è stato colpevolmente causato un lungo periodo di gestione Commissariale: sarebbe bastato che la Legge regionale anticipasse di soli 45 giorni l'Istituzione del nuovo Comune, per consentire di andare alle elezioni nella primavera del 2018 anziché del 2019.Ogni sollecitazione in tal senso è stata lasciata cadere nel vuoto, con pervicacia e stupidità.

Poi, la totale assenza della Regione anche nell'assolvimento dei suoi doverosi compiti di programmazione (piano di riordino territoriale) e di accompagnamento con il sostegno di strumenti e risorse umane e finanziarie: essa è rimasta omissiva persino rispetto agli impegni assunti con l'approvazione di un Ordine del giorno in Consiglio Regionale. Incredibile!

Ed ancora l'insufficienza del ruolo svolto dalla Stato che non ha considerato la straordinarietà di questa Fusione nel panorama nazionale, trattandola irragionevolmente come le altre: a Corigliano Rossano, con tutto il rispetto, non possono essere attribuite le stesse risorse finanziarie di Casali del Manco.

La vertenza con Regione e Stato va ripresa e continuata con forza ed autorevolezza.

Infine si avverte – ed è più di una sensazione – la partenza sbagliata della nuova Consiliatura,priva di uno spirito giusto: quello che dovrebbe alimentare una fase Costituente.

Ne è conferma - prosegue Candiano - tra gli altri sintomi, l'inspiegabile ritardo con cui si è arrivati alla Istituzione della Commissione per lo Statuto, che avrebbe dovuto essere uno dei primi atti del nuovo Consiglio Comunale. E non solo per corrispondere ad un precetto normativo.

È lo Statuto, infatti, che deve dare i riferimenti certi all'azione di alto Governo e di Amministrazione. In mancanza delle scelte fondamentali ad esso riservate, è inevitabile la navigazione a vista, il rischio di cadere in una mera gestione ordinaria caratterizzata da incertezza e precarietà, senza risposte strutturali e di lungo respiro.

Così, dopo quasi tre interminabili anni dal voto popolare, si arriva all’appuntamento fondativo inevitabilmente in un clima di generale stanchezza e sfiducia dei cittadini e tra i cittadini, che cominciano ad interrogarsi sulla persistenza della bontà di quella scelta, mentre riaffiorano i campanili ad ogni segno di scelte estemporanee e non gradite, ora da parte coriglianese ed ora da quella rossanese.

Perciò, il già difficile compito della Commissione, in tale contesto diviene arduo. Assunta la consapevolezza della decisività della sfida, essa dovrà dare fondo a tutta la competenza ed esperienza politica possibile, per mettere in campo un metodo di lavoro in grado di coniugare efficacia al suo interno e partecipazione all’esterno, stimolando le migliori energie presenti nella Città.

È assolutamente indispensabile che si ritrovi l’entusiasmo della gente, del cui sostegno e consenso non può farsi a meno, da una parte per recuperare e rinsaldare, rispettandole, le tradizioni storico-culturali delle due realtà; e – dall'altra – per tradurre in termini sistemici ed organizzativi le ragioni stesse della Fusione, rinvenibili nel progresso e nello sviluppo della Comunità in un territorio vasto, più vasto ancora di quello circoscritto dai confini convenzionali»

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