Corigliano, caso "Fabiana Luzzi”, il ministro invia gli ispettori per verificare i permessi premio

Il padre della vittima, Mario Luzzi, aveva scritto al Presidente Mattarella e al ministro Bonafede


Fabiana Luzzi

CORIGLIANO ROSSANO – 8 ott. 19 - L'appello di Mario Luzzi, padre di Fabiana, assassinata il 24 maggio del 2013 dal fidanzatino, nella città dello Jonio cosentino, ha generato una prima reazione.

E' il ministro Alfonso Bonafede a rispondere alla famiglia coriglianese, e in particolare al padre Mario Luzzi, sconvolto per aver appreso del rilascio di più permessi “premio”, per buona condotta, al giovane omicida della figlia. Un colpo al cuore per la famiglia che non riesce a tollerare il fatto che l'assassino della figlia, nonostante la condanna a 18 anni e 7 mesi, possa essere libero di tornare a casa e abbracciare la propria famiglia.

Mario Luzzi aveva scritto al ministro Bonafede e al Presidente della Repubblica Mattarella, esprimendo tutta la sua delusione. Il ministro Alfonso Bonafede risponde con un tono istituzionale al doloroso appello dei genitori di Fabiana Luzzi.

“Come ministro della Giustizia – scrive Bonafede - non posso entrare nel merito della valutazione del singolo caso del giudice di sorveglianza. Come sempre, quando ho notizia di una possibile anomalia attivo sempre l’ispettorato e l’ho fatto anche in questa occasione. Per me - aggiunge Bonafede - qualsiasi segnalazione dal territorio merita di essere approfondita. C’è la separazione dei poteri, ne sono perfettamente consapevole e sono rispettoso di un principio che è importante per la nostra democrazia, ma i cittadini, specie coloro che hanno subito gravi ingiustizie, devono sapere che lo Stato gli è vicino ed è attento a tenere gli occhi sempre aperti su tutto quello che accade nella macchina della giustizia. I cittadini, specie coloro che hanno subito gravi ingiustizie, devono sapere che lo Stato gli è vicino.”

Due pesi e due misure, aveva evidenziato Mario Luzzi che chiedeva una “Giustizia giusta” «Chi ha firmato il permesso affinché l'assassino di mia figlia potesse tornare a casa sua, avrebbe dovuto firmare un'ordinanza che ci potesse restituire la nostra Fabiana per riportarla fra le braccia della madre. Siccome la secondo ipotesi non è possibile, perché chi ci ha rimesso la vita è proprio Fabiana, allora non deve essere possibile nemmeno per l'assassino poter tornare tranquillamente a casa, prima di aver espiato la pena. Altrimenti si crea una disparità enorme e le famiglie delle vittime continuano a soffrire».

“Io – scrive infine il ministro Bonafede - cerco sempre di dimostrare totale vicinanza ai familiari delle vittime di reati violenti. In questo caso non posso che rispondere dicendo che c’è totale vicinanza e disponibilità all’incontro con questa famiglia, perché famiglie che subiscono perdite per reati così violenti ed efferati hanno diritto a sentire lo Stato al loro fianco”.

Anche la madre, Rosa Ferraro, era rimasta fortemente scossa alla notizia che l'assassino è tornato libero grazie ad un permesso, tant'è che Rosa Ferraro era stata costretta a recarsi al Pronto soccorso. «C'è bisogno di maggior rispetto per le vittime e per chi è rimasto a piangere – aveva commentato la madre di Fabiana -. Premiare un assassino, dopo quello che è accaduto, non mi sembra un modo per rispettarci. Siamo soli».

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