Commissioni, il Pd: “Nessuna spartizione e nessuna ricerca di prebende”, dimissioni in massa

“Nessuna spartizione e nessuno alla ricerca di prebende. Ci dimettiamo dalle vicepresidenze per un evidente vulnus democratico e politico”. Il gruppo consiliare regionale del Partito democratico ha convocato la stampa, via skype, per “fare chiarezza” su quanto accaduto a Reggio Calabria nel corso dell’ultimo Consiglio regionale. “Nessuna spartizione e nessuno alla ricerca di prebende. Nessuno di noi ha chiesto niente, se non di rispettare la prassi democratica, da tempo consolidatasi in moltissime assemblee regionali, di assegnare alla minoranza la presidenza della Commissione Vigilanza: per il semplice fatto che, in un consesso democratico, non è istituzionalmente opportuno che la maggioranza vigili su sé stessa”, questo il messaggio politico chiaro evidenziato dal capogruppo Mimmo Bevacqua.

Insieme a lui i consiglieri Carlo Guccione, Nicola Irto, Libero Notarangelo e Luigi Tassone. Anche il consigliere Giuseppe Aieta eletto vice presidente della commissione antindrangheta ha rassegnato le dimissioni in ossequio alle decisioni di tutta la minoranza e condividendo le ragioni del PD.

“Quello che è successo nella mattinata di venerdì – si legge nella nota diffusa dal Pd - ha dimostrato il vero volto di questa maggioranza”. I consiglieri dem aggiungono: “La vicenda delle commissioni conferma che nella maggioranza regna uno stato permanente di duello all’arma bianca. La giornata di ieri ha confermato che una maggioranza politica non esiste: esistono venti consiglieri che giocano ognuno per sé stesso e, se raggiungono i singoli obiettivi e avanza tempo, forse si ricordano pure che esiste la Calabria. Non sono bastati quattro mesi di battaglie interne e la creazione di una nuova commissione per garantire una poltrona in più: ieri si sono superati, giungendo all’incredibile rinvio di 8 ore di una seduta consiliare nella quale poco è mancato che arrivassero ancora con gli elmetti in testa”, ha sottolineato Bevacqua.

Il Pd ha spiegato che si è dinanzi ad un “clamoroso errore”, ribadito negli interventi di Notarnagelo e Tassone. Mentre Carlo Guccione, tacciando di “incapacità politica” l’attuale maggioranza, ha aggiunto che “qualora vengano riscontrati dubbi dal verbale della pubblica assise ricorreremo al Tar e chiederemo una formale marcia indietro al presidente del Consiglio ed alla maggioranza governativa”. Da qui la ferma volontà di “imprimere, da questo momento in poi, una diversa azione politica in Consiglio con un profilo diverso rispetto a quanto adoperato finora per via del Covid”.

Nicola Irto ha scisso la questione: dal punto di vista amministrativo “la preoccupazione” dell’ex presidente del Consiglio “è quella di una sgarbo istituzionale mai avvenuto finora nelle tante legislature regionali”. E poi l’aspetto squisitamente politico “con la dignità venuta meno e la rappresentanza che non esiste. Non vogliono essere controllati? La verità è che si è assistito ad un processo antidemocratico e questo rappresenta un segnale evidente che si vuole svuotare di prerogative l’intero Consiglio”.

Altra cosa la commissione Antindrangheta. “Sappiamo che è stata costretta ad intervenire la Meloni per costringere i suoi a rifiutarla. Se la minoranza avesse accettato saremmo passati per quelli che, pur di racimolare qualche postazione, siamo disposti a mettere un tappo alle contraddizioni dirompenti tutte interne alla maggioranza”, hanno enfatizzato. Passaggio infine sul presidente Tallini: “il Presidente del Consiglio si è rivelato un mero esecutore delle decisioni della maggioranza. Ma il suo ruolo non è e non dovrebbe essere questo. La maggioranza, in questo modo, ha gettato giù la maschera e non è assolutamente in grado di governare una regione come la Calabria”, la chiosa dei cinque consiglieri.

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