Chiaravalle, il caso della Rsa Domus Aurea. Intervengono la Cgil e il Dr. Ernesto Saullo

CHIARAVALLE – 11 apr. 20 - “Nei giorni scorsi avevamo ripetutamente preso posizione sulla tragedia che ha riguardato la Residenza sanitaria Domus Aurea di Chiaravalle e nella considerazione della gravità della situazione, testimoniata dalla ventunesima vittima, vogliamo rivolgere un ulteriore azione di forte denuncia per quanto accaduto, condividendo e plaudendo alla già avviata azione della competente Procura tendente ad accertare le gravi responsabilità rispetto ad una situazione che avevamo già provveduto a segnale agli organi competenti, al fine di facilitare e trovare soluzioni che riguardassero sia la tutela della salute degli ospiti della detta struttura, che la dovuta prevenzione in favore degli operatori”. E' l'intervento della Cgil. “Il ruolo svolto dalla Cgil ha sicuramente evitato che la situazione avesse contorni più pesanti, ma le vittime ad oggi testimoniano, ancora una volta, le responsabilità, di chi avrebbe dovuto preventivamente adoperarsi per la salvaguardia di ospiti ed operatori, che dovrà essere accertata e sottoposta al giudizio della Magistratura. Qualora la magistratura inquirente dovesse ravvisare responsabilità di natura penale nei confronti di coloro che saranno ritenuti responsabili di questa strage, verificheremo l’ipotesi di essere ammessi come parte offesa e quindi di costituirci parte civile nell’eventuale processo penale”.


L'INTERVENTO DEL DOTTOR ERNESTO SAULLO DIRETTORE SCIENTIFICO DELL’ASSOCIAZIONE “EFFRA-NATI PER VIVERE ONLUS”

In questo momento di grave emergenza sanitaria causata dall’epidemia originata dal Coronavirus, che così duramente ha colpito il nostro Paese, in qualità di cittadino, di medico che ha ricoperto il ruolo di Primario del reparto di Pediatria dell’Ospedale Giovanni Paolo II ed , attualmente, di Direttore Scientifico dell’ Associazione “Effra-Nati per vivere Onlus”, avverto l’impellente esigenza di offrire il mio contributo umano e professionale in merito alla controversa vicenda che ha per oggetto il trasferimento, presso il Presidio Ospedaliero di Lamezia, di pazienti e personale della casa di cura di Chiaravalle, al centro di un focolaio di Covid 19.

Premetto che si tratta certamente di una vicenda assai delicata, che presenta una duplice chiave di lettura afferente sia all’aspetto umano, che a quello sanitario, in quanto si parla di esseri umani in condizione di grave fragilità, attribuibile alla loro condizione di anziani ospiti di una Casa di Riposo ed affetti da coronavirus. Persone che hanno necessità, già in tempi normali, di assistenza sanitaria, ma anche di sostegno affettivo ed umano, di presenze, di volti familiari in grado di coadiuvare le figure degli operatori di struttura e di offrire, quanto più possibile, una qualità di vita normale e funzionale ai bisogni di questa fascia di età, contraddistinta da problematiche, che vanno dalle malattie che colpiscono il fisico alla vulnerabilità affettiva ed emotiva.

Persone che richiedono attenzione e tanta umanità, soprattutto in questo momento in cui, colpiti dalla virulenza della malattia, non possono e non devono essere abbandonati ad un destino che sta facendo registrare esiti funesti e non solo su anziani affetti da patologie pregresse. D’altra parte, però, la loro accettazione ed il successivo ricovero deve, necessariamente, essere effettuato presso un Presidio ospedaliero in grado, dal punto di vista strutturale, strumentale ed operativo di supportare ed affrontare questa tipologia di emergenza sanitaria.

Lamezia, attualmente, emotivamente e sotto il profilo della encomiabile competenza umana e professionale di medici, infermieri e personale sanitario tutto, sarebbe in grado di assolvere questo delicato compito, ma non di ostacolare, nei fatti, l’insorgenza di un temibile focolaio di contagi, che potrebbe assumere una fisionomia di enormi proporzioni e mettere a serio rischio la popolazione del territorio lametino e zone limitrofe.

Il Presidio ospedaliero di Lamezia non si trova, in questo caso, ad un bivio, ossia a dover scegliere tra lasciare in balia della loro sorte pazienti che necessitano di aiuto o prestare loro le cure necessarie presso il locale Presidio Ospedaliero.

Lamezia necessita di eliminare le tante carenze in esso presenti e di rendere tale struttura operativa, ma con una necessaria eliminazione delle tante vulnerabilità ed una reale messa in sicurezza della struttura attualmente inadeguata dal punto di vista della strumentazione,del materiale di protezione, di attrezzature, ausili specifici e percorsi e tracciati dedicati per far fronte ad emergenze straordinarie e garantire assistenza ai fini di una degenza ordinaria, di una terapia sub intensiva ed intensiva.

In questo doloroso frangente, dotare l’ospedale di Lamezia di tutte le prerogative adeguate a sopperire ad esigenze sanitarie straordinarie potrebbe consentire di porre solide basi , per il futuro, al fine di operare in piena autonomia e sicurezza, senza preclusioni di azioni ed interventi, mettendo a frutto, a pieno titolo, le tante competenze professionali di medici e personale infermieristico in esso operanti, gli stessi che quotidianamente, nonostante la precarietà dei mezzi a disposizione, offrono le loro prestazioni superando limiti oggettivi, spesso sopperendo a questi con grande determinazione, umanità e spiccato senso del dovere. Sarebbe un’opportunità per valorizzare una struttura che ha i numeri umani per decollare. Purtroppo l’epidemia in atto ci pone dinanzi a delle scelte obbligate. Fatto salvo il valore della vita umana, oggi è doveroso compiere delle scelte necessitate da esigenze contingenti, reali, da cui non si può prescindere perché in funzione della salvaguardia e della tutela della collettività tutta e, nel caso specifico della Pandemia, dell’umanità tutta.

Dott. Ernesto Saullo

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