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Cetraro, gruppo Scornaienchi: la Cassazione annulla e rinvia al Riesame

Immagine del redattore: Matteo Cava
Matteo Cava
32 minuti fa
Tempo di lettura: 3 min

Accolto in parte il ricorso della Dda contro l’ordinanza del 22 gennaio 2025. I giudici di Catanzaro dovranno rivalutare il quadro indiziario sulla presunta natura mafiosa del gruppo e la posizione di Giuseppe Antonuccio

7 ottobre 2026 – 17:32


Cetraro, gruppo Scornaienchi: la Cassazione rileva gravi vizi motivazionali

CETRARO – Torna al Tribunale del Riesame di Catanzaro la valutazione sulla presunta matrice mafiosa del gruppo Scornaienchi. La Prima sezione penale della Corte di Cassazione, dopo l’udienza di settembre, ha annullato con rinvio l’ordinanza del 22 gennaio 2025, che aveva escluso quella qualificazione, accogliendo in parte il ricorso della Direzione distrettuale antimafia.

Al centro della decisione c’è la posizione di Giuseppe Antonuccio, 34 anni, di Cetraro. Il nuovo esame dovrà riguardare il quadro indiziario e l’aggravante dell’agevolazione mafiosa per i reati contestati.

Il collegio era presieduto da Giuseppe De Marzo, con relatore Giorgio Poscia. La Corte ha recepito le conclusioni del sostituto procuratore generale Nicola Lettieri, che aveva chiesto l’annullamento, e superato le eccezioni di inammissibilità sollevate dalla difesa dell’indagato.



La Cassazione: «Gravi vizi motivazionali»

Per i giudici di legittimità, l’ordinanza presenta «gravi vizi motivazionali che impongono l’annullamento della decisione».

Il punto centrale è la «disamina parcellizzata delle diverse emergenze investigative»: il Riesame avrebbe esaminato separatamente i singoli elementi, senza considerarli nel loro insieme.

I giudici di Catanzaro dovranno quindi tornare sulla lettura complessiva degli indizi, attraverso una nuova e autonoma valutazione.



La scissione dal gruppo Muto e gli indizi sul territorio

Nelle motivazioni, la Cassazione affronta anche l’origine del gruppo Scornaienchi, ricondotta a una scissione dal sodalizio Muto, attivo nello stesso territorio, dopo i contrasti tra Giuseppe Scornaienchi e Luigi Muto.

La nascita di una formazione distinta, osserva la Corte, non basta a escluderne la natura mafiosa. Occorre valutare se riproduca le attività criminali del gruppo d’origine e ne sfrutti la notorietà per intimidire e assoggettare la popolazione.

La decisione richiama gli elementi raccolti dalla Dda sul presunto controllo del territorio. Il quadro investigativo comprende estorsioni, rapine, traffico di droga e condizionamento delle attività commerciali.

Secondo l’accusa, nei locali da ballo della zona il gruppo avrebbe imposto l’assunzione di propri uomini come addetti alla sicurezza, incaricati anche di spacciare.

Sono richiamate inoltre le presunte estorsioni ai danni del Tirrenia Hospital, con vittime che avrebbero percepito «di avere a che fare con un gruppo mafioso».

La ricostruzione investigativa comprende anche attentati dinamitardi per imporre il pizzo agli imprenditori, pestaggi contro chi esprimeva critiche e interventi nelle controversie private.

Tra gli episodi indicati figurano il danneggiamento e la rimozione delle telecamere installate dal Comune di Cetraro, soprattutto vicino all’abitazione di Scornaienchi. Agli atti viene richiamata anche la disponibilità di armi ed esplosivi.



La posizione di Giuseppe Antonuccio

La Cassazione censura anche la valutazione del Riesame sul ruolo attribuito a Giuseppe Antonuccio, conosciuto come Garibaldi o Pane e Bullone.

La pubblica accusa lo descrive come «elemento di massima fiducia del vertice, incaricato della gestione militare e logistica del sodalizio».

Le indagini e le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia gli attribuiscono la custodia e il trasporto di armi ed esplosivi, la guida di mezzi rubati per le azioni destinate a finanziare il gruppo e l’esecuzione di attentati dinamitardi. Sono indicati anche strumenti di comunicazione protetti per eludere le indagini.

Il rinvio riapre l’esame cautelare e non costituisce un accertamento definitivo di responsabilità. Il Riesame dovrà colmare le lacune segnalate dalla Cassazione, valutando insieme gli indizi sulla presunta natura mafiosa del gruppo e sull’agevolazione mafiosa dei reati contestati.

Resta inammissibile il ricorso della Procura per un solo capo relativo a un reato contravvenzionale.

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