Belvedere, omicidio Dimova: Le Acli provinciali: «E' il terzo femminicidio in città»

«Questi dati impongono una seria riflessione. Ogni delitto è una sconfitta sociale, e i delitti contro le persone maggiormente deboli per genere, razza o età, sono indice di un allarme sociale che non può essere trascurato».



BELVEDERE – 12 set. 20 - Con il passare dei giorni la comunità di Belvedere Marittimo sta elaborando l'ennesima tragedia, il terzo femminicidio avvenuto negli ultimi anni. Una donna semplice, così descrivono l'ultima vittima, Aneliya Dimova, che non aveva fronzoli per la testa. E, dunque, la comunità belvederese si chiede perché sia accaduto tutto questo. Perchè la mano omicida ha colpito così violentemente infierendo sul corpo di una donna tranquilla. Le Acli provinciali, coordinamento donne, Acli colf, Acli “Sunflower” sono intervenute con una nota. Innanzitutto, esprimono la loro vicinanza ai familiari e a tutti gli amici. Il documento è firmato dal presidente provinciale Acli Cosenza, Caterina De Rosa; dal coordinamento donne, con Antonella Covelli; dalla coordinatrice territoriale, Acli colf Cosenza, Maria Donato, e dalla responsabile del progetto “Sunflowers”, Santina Bruno. Nella nota commentano: “Aneliya era una donna di origine bulgara, che con il suo lavoro, con la sua disponibilità e docilità di carattere si era ben integrata nella comunità, godendo della stima di tutti coloro che l’avevano conosciuta. Il suo omicidio, oltre che sconvolgere l’intera cittadinanza, è l’ennesimo grido di allarme”. Il delitto fa riflettere, certamente per le modalità con cui è avvenuto, ma anche perchè in quella comunità dell'alto Tirreno cosentino si contano ben tre avvenimenti che riguardano donne e che si sono consumati con particolare violenza verso le vittime. Ora, secondo quanto sostengono le Acli provinciali: “Il reo verrà presto assicurato alla giustizia. La magistratura e le forze dell’ordine, a cui va il nostro plauso e la nostra completa fiducia, come negli altri casi, sbroglieranno la complessa matassa e individueranno il colpevole”. I carabinieri stanno lavorando assiduamente all'omicidio di fine agosto che, per le modalità con cui è avvenuto, ha bisogno di trovare riscontri e certezze. Secondo quanto scrivono le Acli, questo è un momento triste per l’intera comunità civile. E ricordano: “In Italia, mentre nel 2019 le vittime donne costituivano il 35% degli omicidi totali, nel 2020 l’incidenza delle stesse si attesta al 45%”. e poi la riflessione sul dato locale: “Nella comunità belvederese, si contano ben tre femminicidi dal 2013. L'omicidio di Iolanda Nocito, nel gennaio 2013, della giovane Silvana Rodrigues De Matos, nel dicembre 2015 e, infine, di Aneliya Dimova.



E a questi si aggiungono centinaia di reati consumati tra le mura domestiche, non sempre denunciati. Questi dati – commentano - impongono una seria riflessione. Ogni delitto è una sconfitta sociale, e i delitti contro le persone maggiormente deboli per genere, razza o età, sono indice di un allarme sociale che non può essere trascurato. Nessun motivo, nessuna ragione può generare tanta violenza che culmina con la perdita di una vita umana. Mentre le forze dell’ordine in collaborazione con le Amministrazioni territoriali lavorano per garantire la sicurezza, associazioni e istituzioni con compiti educativi non possono dimenticare il loro ruolo di promozione del rispetto della vita umana e conseguente condanna di tutti quei comportamenti subdoli di sottomissione con violenza fisica e morale delle persone maggiormente esposte (donne, bambini, anziani e diversamente abili). E’ necessario – concludono - che le istituzioni preposte, le associazioni presenti sul territorio e i cittadini continuino, insieme, nella loro azione di pedagogia sociale divenendo, sempre di più, operatori di pace tra le persone, coniugando sempre libertà e solidarietà, specie nella nostra realtà dove all’impegno ordinario deve aggiungersi quello di una grande tensione ideale e morale affinchè i mali antichi di ordine sociale e civile siano estirpati. Le Acli ci sono. Lo dobbiamo ad Anelya e a tutte le altre vittime”.

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