Belvedere Marittimo, revocata la sorveglianza speciale a una donna: effetto retroattivo

Accolta l’istanza di una donna di 67 anni, assolta definitivamente nel processo "Cartesio". Il Tribunale di Cosenza ha revocato fin dall’origine la misura applicata nel 2011, già eseguita tra il 2011 e il 2013.
24 settembre 2026 - 17:09
di Matteo Cava

Il Tribunale di Cosenza ha disposto la revoca con effetto retroattivo della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno applicata a F.C., 67 anni, residente a Belvedere Marittimo, assistita dall’avvocato Emilio Enzo Quintieri. Il decreto è stato depositato questa mattina: la decisione segue l’assoluzione definitiva della donna da tutte le accuse contestate nel processo "Cartesio" e riguarda una misura già eseguita dal 27 luglio 2011 al 26 luglio 2013.
La Sezione Misure di prevenzione ha accolto integralmente l’istanza presentata dal legale del Foro di Paola. Il collegio era composto dalla presidente Carmen Ciarcia e dai giudici Fabio Squillaci ed Eleonora Palmieri, quest’ultima relatrice.
Le ipotesi iniziali e l’assoluzione definitiva
La sorveglianza speciale era stata applicata il 30 marzo 2011, su richieste formulate dalla Procura distrettuale antimafia di Catanzaro il 15 febbraio 2010 e dalla Procura di Paola il 14 aprile dello stesso anno.
Alla base del provvedimento figuravano gli elementi raccolti nell’operazione «Cartesio», nella quale erano stati ipotizzati un coinvolgimento della donna in attività usurarie e una sua appartenenza al clan Muto di Cetraro.
Il procedimento penale si è concluso, come riferisce il comunicato, con una sentenza irrevocabile di assoluzione da tutti i capi d’imputazione, con le formule «per non aver commesso il fatto» e «perché il fatto non sussiste».
Secondo la ricostruzione della difesa, il Tribunale di Paola ha ricondotto le condotte contestate alla gestione ordinaria e formale di conti o titoli del coniuge, escludendo la consapevolezza e la partecipazione della donna ad attività illecite.
Inoltre, si apprende che il marito era stato assolto dall’accusa di partecipazione all’associazione mafiosa e che, per i reati per i quali aveva riportato condanna nel procedimento «Cartesio», era stata esclusa l’aggravante del metodo mafioso.
Le ragioni della revoca
Nel procedimento sulla richiesta di revoca, il procuratore aggiunto di Cosenza Antonio D’Alessio aveva concluso per il rigetto. L’avvocato Quintieri aveva invece insistito sull’assoluzione definitiva della propria assistita, richiamando la presunzione di innocenza e il principio di non contraddizione dell’ordinamento.
Nel passaggio del decreto, il collegio osserva che l’assoluzione della donna e l’esclusione della connotazione mafiosa delle residue condotte attribuite al coniuge fanno venir meno i collegamenti sui quali poggiava la misura.
I giudici precisano:
«Il rapporto familiare, in assenza di specifici comportamenti volontari e causalmente apprezzabili, non può colmare tale vuoto probatorio né trasformarsi in presunzione di appartenenza o contiguità mafiosa».
La revoca è stata quindi disposta con efficacia “ex tunc”, ossia fin dall’origine. Il provvedimento riguarda così il fondamento della misura applicata nel 2011, il cui periodo di esecuzione si era già concluso nel luglio 2013.



