Belvedere, il sindaco Cascini dichiarato decaduto, ma bisognerà attendere la sentenza definitiva

Sarà l'ultimo grado di giudizio a porre fine alla consiliatura. I particolari


Il sindaco Vincenzo Cascini

BELVEDERE – Si è conclusa, in primo grado, al tribunale di Paola, sezione Civile, la vicenda della causa di ineleggibilità del sindaco Vincenzo Cascini. La questione era stata sollevata già nel primo consiglio comunale dal gruppo di opposizione ed era legata alla carica rivestita dal sindaco nel consiglio di amministrazione della clinica privata di proprietà della famiglia. Il Tribunale di Paola ha dichiarato Vincenzo Cascini decaduto dalla carica di sindaco del comune di Belvedere Marittimo, perché non eleggibile. Ha quindi annullato la delibera del 13 giugno 2019 con la quale il consiglio comunale ha convalidato l'elezione. Ha condannato il resistente e gli intervenienti, in solido, al pagamento, in favore dei ricorrenti, delle spese del procedimento. Secondo il Tribunale: “Il ricorso proposto va accolto. Conseguentemente, Vincenzo Cascini, deve essere dichiarato decaduto dalla carica di sindaco del comune di Belvedere Marittimo, perché non eleggibile”. Secondo il tribunale: considerato che è pacifico che la casa di cura Cascini sia una struttura convenzionata con il servizio sanitario nazionale, deve ritenersi che sussistesse per Vincenzo Cascini la causa di ineleggibilità, in ragione della carica di amministratore unico ricoperta dallo stesso fino alla data successiva al giorno fissato per la presentazione delle candidature”. Il ricorso, come è noto, era stato presentato dai consiglieri d'opposizione: Barbara Ferro, Agnese Fiorillo, Eugenio Greco, Daniela Tribuzio. Resistente era il sindaco Cascini e “intervenienti” i consiglieri di maggioranza: Francesca Impieri, Marco Liporace, Vincenzo Cristofaro, Maria Rosa Scavella, Salvatore Cetraro. Il sindaco Cascini ha eccepito, preliminarmente, la nullità del ricorso, mentre i consiglieri di maggioranza avevano sostenuto l'eleggibilità alla carica di sindaco, chiedendo il rigetto del ricorso. La difesa del sindaco ha eccepito la carenza di “legittimazione attiva” dei ricorrenti per non avere dimostrato la “qualità di cittadini elettori, né alcun interesse a promuovere l'intrapresa azione popolare”. Secondo il tribunale tale obiezione “è priva di pregio” perché la normativa riconosce che l'azione popolare di decadenza possa essere promossa da “qualsiasi cittadino elettore del comune, o da chiunque altro vi abbia interesse”. Si sottolinea che la “perdita delle condizioni di eleggibilità” comporta la “decadenza dalla carica di sindaco” e, in caso di decadenza, “la Giunta decade e si procede allo scioglimento del consiglio”. La questione nasce dalla norma che riguarda: “i legali rappresentanti ed i dirigenti delle strutture convenzionate, per i consigli del comune, il cui territorio coincide con quello dell'Azienda sanitaria locale o ospedaliera con cui sono convenzionati o lo ricomprende”. La causa di ineleggibilità non ha effetto se l'interessato “cessa dalle funzioni per dimissioni, trasferimento, revoca dell'incarico o del comando, collocamento in aspettativa non retribuita non oltre il giorno fissato per la presentazione delle candidature”. Secondo i ricorrenti Cascini avrebbe ricoperto fino al 2 maggio dello scorso anno la carica di amministratore della casa di cura Cascini, convenzionata. La data ultima per la presentazione delle candidature era stata fissata al 27 aprile. Secondo i difensori del sindaco la causa di ineleggibilità sarebbe stata rimossa in quanto le dimissioni, con comunicazione inviata a tutti i soci, risalirebbero al 20 aprile, data antecedente a quella della presentazione delle candidature.

SE C'E' IL RICORSO AD ALTRO GRADO DI GIUDIZIO NON DECADE FINO A SENTENZA DEFINITIVA

La normativa prevede che la pronuncia del giudice di primo grado sia immediatamente esecutiva. Quindi, la Prefettura dovrà accertare che l’amministratore si astenga dall’esercizio delle proprie funzioni che, ai sensi dell’art. 53 del decreto legislativo n. 267/2000 saranno svolte dal vice sindaco. Tutto questo, sempre che l'amministratore non abbia interposto appello. Nel qual caso, si richiama la norma, in virtù della quale, l’esecuzione della sentenza emessa dal Tribunale resta sospesa in pendenza di ricorso alla Corte di Appello. Laddove la pronuncia di secondo grado sia confermativa della decadenza, per effetto dell’esecutività della stessa, fino al suo passaggio in giudicato, rimane precluso all’amministratore l’esercizio delle relative funzioni a meno che il medesimo non abbia richiesto ed ottenuto dalla Corte di Appello la sospensiva della sentenza che ne ha dichiarato la decadenza, proponendo altresì ricorso per Cassazione. In tale ultimo caso, la conseguente procedura di scioglimento potrà essere avviata solo dopo il passaggio in giudicato della sentenza o comunque dopo la sentenza di ultima istanza. Lo stesso sindaco Cascini aveva preannunciato di voler proseguire in tutti i gradi di giudizio sostenendo di aver presentato le dimissioni in tempo utile. Bisognerà quindi attendere tutti i passaggi prima di vedere, eventualmente, conclusa l'esperienza politica del sindaco Vincenzo Cascini.

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