Belvedere, "Clinica malata”: la Cgil interviene sull'operazione della Guardia di finanza

BELVEDERE MARITTIMO – 9 giu. 20 - L'inchiesta denominata “Clinica malata” ha generato una serie di riflessioni da parte della Cgil e della Fp Cgil. Sarebbero i lavoratori, secondo il sindacato a pagare il prezzo più alto di una situazione che dovrà essere chiarita dalla Procura di Paola ed eventualmente nelle aule di giustizia. Intanto, i sindacalisti: Giuseppe Guido, segretario generale Cgil; Vincenzo Casciaro, segretario generale Fp-Cgil; e Mimma Iannello, responsabile Cgil Tirreno cosentino ringraziano la Procura di Paola per aver avviato le indagini mirate a far chiarezza su una serie di questioni che, seppur legate a società, riguardano inevitabilmente i cittadini e, in particolare, quelli dell'alto Tirreno.


Secondo i sindacalisti, infatti: “La clinica Tricarico, nel tempo e nel progressivo impoverimento della sanità pubblica, è divenuta la realtà sanitaria privata più importante del Tirreno cosentino. Il suo sistema di finanziamento si è sempre basato sulle risorse pubbliche derivanti dall’accreditamento al Sistema Sanitario Regionale. Ora, la Procura della Repubblica di Paola ha individuato un filone d’indagine per cui le risorse pubbliche provenienti dalla convenzione di accreditamento venivano in gran parte dirottate su conti privati riconducibili alle persone arrestate: un sistema che probabilmente è anche alla base dello stato di fallimento della struttura sanitaria. Milioni di euro distratti dalle finalità sanitarie della Clinica verso altri interessi privati. Le gravi notizie di cronaca giudiziaria pervenute in questi giorni dalla Procura della Repubblica di Paola con i provvedimenti restrittivi assunti nei confronti dei vertici della proprietà della Clinica Tricarico, sono le risultanze di un’inchiesta che sta portando alla luce tutte le commistioni tra interessi pubblici e privati”. Giuseppe Guido, Vincenzo Casciaro e Mimma Iannello focalizzano l'attenzione sui lavoratori che, nonostante vi sia un'amministrazione controllata, sono preoccupati per l'evolversi della situazione. “A pagare il prezzo più alto – scrivono i sindacalisti della Cgil - sono oggi i tanti lavoratori dipendenti, i cittadini per la qualità dei servizi offerti, e le casse pubbliche che quel sistema hanno finanziato e che ora stanno ripianando i buchi creati. Quando la CGIL sostiene che la sanità, sia pubblica che privata del Tirreno dev’essere scandagliata a 360°, lo fa nella consapevolezza che ancora troppi affari e commistioni muovono al capezzale di un territorio sanitariamente morente che è stato derubato, svenato e dilapidato in ogni sua risorsa pubblica”. Se si cerca di ampliare lo sguardo, si intuisce che l'alto Tirreno cosentino è vittima di un sistema che fino ad ora non sembra mai aver favorito il pieno funzionamento delle strutture sanitarie. E come sostiene la Cgil, quanto accade ora è l'ennesimo episodio sulla Sanità del Tirreno che già paga la grave carenza di strutture pubbliche. “La Cgil e la Fp-Cgil – si legge nella nota - sostengono con forza il lavoro d’indagine portato avanti dal procuratore Pierpaolo Bruni ed auspicano sia fatta piena luce sulle responsabilità, sul sistema di finanziamenti e di artifici contabili che hanno portato al fallimento della clinica e depredato le casse pubbliche. Inoltre, Cgil ed Fp-Cgil sostengono il diritto dei lavoratori al mantenimento del proprio posto di lavoro da loro stessi difeso nonostante i tanti anni di sacrifici e di ritardi nei pagamenti, cagionati (lo si capisce meglio ora) dalla vorace distrazione di risorse messa in atto da chi, al contrario, avrebbe dovuto salvaguardare e rafforzare l’attività d’impresa”.

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