Belvedere, "Clinica malata”: l'ipotesi di reato di associazione a delinquere per i quattro indagati

BELVEDERE MARITTIMO – 7 giu. 20 - Fra le singole ipotesi di reato spicca anche quella dell’associazione a delinquere contestata ai quattro componenti della famiglia Rosano Tricarico, destinatari di misure cautelari, nell'ambito dell'operazione denominata “Clinica malata”. L'attività della Guardia di finanza, coordinata dalla Procura di Paola che mira proprio a sottolineare l'aspetto di una malattia che ha debilitato una struttura ritenuta in alcuni casi “il fiore all'occhiello” della sanità privata. Per la sussistenza del delitto di cui all’art. 416, l'associazione a delinquere, si legge che: “è sufficiente la presenza di almeno tre persone e non è necessario né un numero notevole di persone, né una distinzione precisa di ruoli tra le stesse; nelle associazioni con un modesto organigramma è, però, indispensabile il vincolo continuativo, scaturente dalla consapevolezza di ciascun associato di far parte del sodalizio criminale e di partecipare con il proprio contributo causale alla realizzazione di un programma criminale duraturo per la realizzazione del quale è stata predisposta la struttura con i mezzi necessari al raggiungimento degli scopi illeciti”, così recita la Cassazione.

Secondo le ipotesi formulate dalla Procura, i componenti della famiglia Tricarico si sarebbero “accordati tra loro allo scopo di commettere più delitti di bancarotta, mediante un patto stabile e permanente, quantomeno dall’anno 2011, allorquando veniva stipulato il simulato contratto di affitto di azienda tra INR e CTR (le due società nell'occhio del ciclone)”. Secondo quanto si ipotizza: “Tale patto è stato evidentemente diretto al perseguimento di fini illeciti comuni a tutti gli associati e finalizzato a compiere sistematicamente condotte distrattive a danno dei creditori sociali, con la permanente consapevolezza di ciascun associato di far parte del sodalizio e di essere disponibile ad operare per l'attuazione del comune programma delinquenziale. Ed infatti, tutti i componenti della famiglia Tricarico Rosano hanno costantemente drenato fondi societari per i loro interessi personali”.

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