Belvedere, “Clinica malata”: interrogatori di garanzia per gli indagati. Attesa la decisione

BELVEDERE MARITTIMO – 10 giu. 20 - Si sono svolti gli interrogatori di garanzia dei tre indagati principali dell'inchiesta denominata “Clinica malata”. L'operazione della Guardia di finanza, coordinata dalla procura di Paola si è conclusa quattro giorni fa e, come è noto, vede quattro persone indagate, tutte appartenenti alla stessa famiglia che gestisce di fatto la casa di cura denominata, negli anni riferiti all'indagine, “Rosano Tricarico”. Gli interrogatori di Ciro Rosano Tricarico, 63 anni, assistito dall'avvocato Marafioti, e di Pasquale Tricarico, 70 anni, assistito dall'avvocato Giorgio Cozzolino, si sono svolti nella mattinata di lunedì davanti al Gip di Paola, Rosamaria Mesiti, all'interno della casa circondariale di Paola. L'interrogatorio di Fabrizio Rosano Tricarico, 27 anni, sottoposto al regime degli arresti domiciliari, difeso dall'avvocato Sammarco, è avvenuto nella mattinata di ieri. C'è una quarta indagata, dell'età di 91 anni.

Da quanto si è appreso, i tre indagati avrebbero fornito la propria versione dei fatti. L'indagine è molto complessa e punta a scavare sulla bancarotta di due società e al fallimento della casa di cura che ha sede alla Marina di Belvedere Marittimo, poi passata in amministrazione controllata. In ogni caso, i legali degli indagati, hanno chiesto al Gip del Tribunale di Paola la revoca delle misure cautelari ritenendo, fra l'altro, che non sussisterebbero pericoli di inquinamento delle prove o di fuga. Il Gip Rosamaria Mesiti si è riservata di decidere. Gli investigatori della Guardia di finanza del comando provinciale di Cosenza, coordinati dal colonnello Danilo Nastasi, hanno ricostruito quanto più possibile i movimenti finanziari nel periodo dal 2011 al 2018 che hanno condotto ad una situazione debitoria per la società INR Srl che sfiora i cento milioni di euro. Ma nello stesso tempo, sono state individuate tracce di movimenti finanziari che sembrano non dare l'idea del tracollo economico e che anzi portano persino a contatti esteri fino in Gran Bretagna per l'acquisto di barche di lusso. Gli indagati, probabilmente, mirano a chiarire con dati di fatto tutte le situazioni riscontrate dagli investigatori. Agli atti, anche le intercettazioni di alcune telefonate che sarebbero state poste a sostegno delle accuse contestate che vanno dall'associazione a delinquere, alla bancarotta fraudolenta e ad altri reati di natura fiscale. Gli indagati dovranno cercare di smontare anche gli elementi che hanno portato il Gip Mesiti ad accordare un sequestro preventivo per equivalente che arriva alla cifra di sette milioni di euro. L'indagine preme l'indice, poi, sulla costituzione di due società riconducibili allo stesso nucleo familiare; una delle quali priva di consistenza patrimoniale e finanziaria e quindi ritenuta non idonea a gestire l'azienda con un canone pari a 500mila euro annui, ritenuto non congruo per un'azienda del valore stimato di 46 milioni e mezzo di euro. L'accusa ritiene che si tratti di un contratto d'affitto “simulato”. Il gruppo familiare viene ritenuto responsabile di aver proceduto “alla distrazione delle disponibilità della società CTR Srl, attraverso l'appropriazione – si legge – di contante presente nella cassa aziendale, derivante dai corrispettivi incassati per le prestazioni rese dalla clinica nei confronti di soggetti privati e da prelievi di denaro contante dai conti correnti societari”.

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