"Archimede": l'attività di indagine dei carabinieri nei vari comuni

A Diamante, San Nicola Arcella, Sangineto, Buonvicino. La gestione degli impianti di depurazione, dei lavori, delle reti idriche

DIAMANTE – 21 lug. 21 - Un lavoro costante e continuo, quello dei carabinieri della compagnia di Scalea, coordinati dal capitano Andrea Massari, e dal comandante provinciale Pietro Sutera. L'operazione “Archimede” ha portato a galla una serie di questioni, da chiarire nelle sedi competenti, che hanno a che fare con il sistema della depurazione e, quindi, strettamente con le questioni ambientali, ma anche con il sistema degli appalti e degli affidamenti. Una indagine che, per ammissione del procuratore capo, Pierpaolo Bruni, non nasconde collegamenti con quella precedente denominata “Massoneria e appalti”. Il procuratore Bruni ha voluto ringraziare i carabinieri della compagnia di Scalea: «perchè grazie ad un loro tempestivo intervento – ha dichiarato in conferenza stampa – su indicazioni dall'attività intercettiva si poteva evitare l'inquinamento, in senso lato, del territorio e delle acque.



Si è evitato che i reati contestati potessero portare a conseguenze dannose sia per l'ambiente che per la salute pubblica». I risultati si sono raggiunti, ha spiegato il procuratore Pierpaolo Bruni, anche grazie ad una attività di tipo tradizionale, con pedinamenti, cognizione dei luoghi, e intercettazioni. Nell'attività di indagine dei carabinieri rientrano: l'affidamento dei lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria dell'impianto di depurazione in località Sorbo a Diamante e di quello consortile di località Vaccuta, sempre a Diamante. A Sangineto, l'obiettivo, è stato fissato sull'affidamento dell'intervento di ripristino della funzionalità dell'impianto di sollevamento in località Pantana. Anche in questo caso viene contestato un presunto accordo sull'esecuzione dei lavori, con l'accordo sull'offerta economica e con la clausola restrittiva del termine di consegna di una pompa in sol due giorni lavorativi. A San Nicola Arcella, viene contestato il procedimento relativo al progetto definitivo ed esecutivo dei lavori di adeguamento e messa in sicurezza di impianti su aree di proprietà comunale, e in relazione ai lavori di sostituzione di una condotta idrica in via Telegrafo e del successivo interramento.



Sempre a San Nicola Arcella viene contestato il turbamento del procedimento amministrativo per la scelta del contraente nell'ambito dell'affidamento del servizio dei cicli depurativi e di manutenzione del servizio idrico integrato. La ditta scelta non possedeva la necessaria categoria “OS22”. Sempre a San Nicola Arcella, in località Canal Grande, i reflui non sarebbero stati sottoposti ad adeguato trattamento di depurazione, alterando il processo autorizzato. Non sarebbero risultate funzionanti le lampade a raggi ultravioletti. I reflui non sarebbero stati sottoposti ad adeguato trattamento, utilizzando ipoclorito di sodio e acido peracetico, in assenza di preciso dosaggio chimico, per abbattere la carica batterica, prima dei prelievi. I fanghi, in località Olivella, sarebbero stati prelevati prima di essere essiccati e senza essere sottoposti ad adeguato trattamento smaltiti in terreni “non meglio identificati”. A Buonvicino, in località Petraro, la ditta che avrebbe dovuto gestire l'impianto non avrebbe adempiuto agli obblighi contrattuali, anche in riferimento al processo di depurazione delle acque reflue. Sarebbe stato utilizzato acido peracetico, in assenza di dosaggio chimico, per occultare la carica batterica esistente nelle acque, prima dell'esecuzione dei prelievi “effettuati previa intesa con gli organi di controllo”. Viene contestato anche il cattivo trattamento dei fanghi, che anziché finire nelle discariche autorizzate, sarebbero stati smaltiti in un terreno nella disponibilità di un dipendente comunale. Altri fanghi sarebbero finiti in un cassone all'interno del depuratore comunale di Diamante.



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