"Amici in comune", la Procura: "Argirò, 'longa manus' di Praticò”

Argirò e Praticò, i due principali indagati nell'operazione della Guardia di finanza "Amici comune"


PRAIA A MARE – 15 mag. 21 - L'inchiesta denominata “Amici in comune” ha generato una serie di reazioni in tutto l'alto Tirreno cosentino. In attesa che si proceda con i successivi passaggi, resta applicata la custodia cautelare dei domiciliari ai due, ritenuti i principali indagati: il sindaco Antonio Praticò ed il responsabile della centrale unica di committenza dei comuni di Praia a Mare, Diamante e Belvedere, Giovanni Argirò.

Le ipotesi formulate per i reati, come è noto, sono: la turbata libertà degli incanti; la rivelazione di segreto di ufficio. Per Giovanni Argirò, nelle conclusioni, si ipotizza che abbia utilizzato “sempre il medesimo illecito “modus operandi” finalizzato al sistematico “inquinamento” delle gare indette dal Comune di Praia a Mare”; rapporti amicali con un imprenditore (per come emerso dalla attività tecnica) e al quale avrebbe riferito, “ai fini di profitto, notizie riservate circa un bando di gara ancora da pubblicare”.



Per Giovanni Argirò, viene evidenziata “la pervicacia con cui lo stesso ha posto in essere le diverse condotte per cui si procede abusando della qualità rivestita e ponendo in essere gravi atti collusivi con più imprenditori manifestando, così come prospettato dal Pm richiedente - un "modo di agire affaristico e spregiudicato e teso ad attuare con il medesimo "modus operandi" il sistematico inquinamento della gare di appalto indette dal Comune di Praia a Mare, attraverso gli affidamenti a ditte o professionisti a lui vicini e in rapporti amicali”.

Viene considerato la "longa manus" del sindaco Antonio Praticò, “con il quale ha più volte agito in accordo e su delega nel compimento degli atti illeciti. Le esigenze cautelari, secondo il Gip, sono valide anche per il sindaco Praticò: “tenuto conto del ruolo dallo stesso rivestito (Sindaco del Comune di Praia a Mare), il coinvolgimento, “nella sua qualità, in plurime ipotesi di reato, nell'ambìto delle quali ha manifestato una netta propensione a gestire la funzione pubblica a solo vantaggio di una ristretta cerchia di persone a lui vicine e particolarmente gradite, nonché un atteggiamento teso ad inquinare i concorsi indetti dal Comune in relazione alla individuazione dei soggetti cui assegnare i posti di lavoro (di particolare rilievo la vicenda relativa al concorso per operaio, laddove è lui stesso a consegnare le domande al vincitore e pianificare i candidati da collocare al primo e al secondo posto, tenuto anche conto delle sponsorizzazioni della amica Chiappetta Maddalena).



Lo stesso è risultato essere, inoltre, consapevole di condotte collusive poste in essere da Giovanni Antonio Argirò, sostanzialmente da lui delegato alla definizione dei rapporti con gli imprenditori professionisti collusi (tanto si rileva, in particolare, sia con riferimento all'assegnazione dell'incarico all'ingegnere Masturzo che con riferimento alla stipula del contratto di locazione con i fratelli De Rosa). Particolarmente significativa è inoltre la condotta posta in essere in relazione alla procedura aperta aggiudicata a Nicola Gabriele, cui ha addirittura lasciato intendere l'affidamento anche in futuro”. Il grave quadro indiziario emergerebbe anche “con riferimento alla selezione pubblica per prove ed esami per la copertura di un posto di collaboratore, manutenzione contatori”. La scelta della misura, oltre che per la posizione rivestita all'interno dell'amministrazione anche per “la disinvoltura con cui lo stesso ha fatto uso, per sponsorizzare e favorire soggetti graditi”.



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