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Amantea, arresto La Rupa: i prodotti venduti falsamente come biologici

Aggiornato il: 22 dic 2019

Operazione "Mosca bianca” I raggiri per ottenere i finanziamenti dalla Regione Calabria e dall'Unione europea


AMANTEA – 21 dic. 19 – L'operazione denominata “Mosca bianca” che ha portato all'arresto dell'ex sindaco di Amantea, Franco La Rupa, 61 anni, e del figlio Antonio, 30 anni, è il frutto dell'ennesima investigazione della Guardia di finanza coordinata dal comando provinciale di Cosenza. Il Gip Rosamaria Mesiti ha nominato un custode e amministratore giudiziario per l'azienda posta sotto sequestro. Come è noto è stata applicata la misura cautelare in carcere per entrambi gli indagati. E' stato anche disposto il sequestro preventivo del denaro eventualmente presente sui rapporti finanziari dell'impresa agricola e, in caso di indisponibilità, il sequestro dei beni aventi valore corrispondente al profitto del reato, (sequestro per equivalente).

Padre e figlio rispondono, fra l'altro, del reato di truffa aggravata in concorso perché con artifici e raggiri avrebbero presentato alla Regione Calabria le domande di aiuto in agricoltura nell'ambito di progetti denominati: “Miglioramento dell'ambiente e dello spazio rurale”, “Agricoltura biologica”, contenenti le circostanze non corrispondenti al vero e inducendo in errore la Regione Calabria che ha erogato fondi superiori ai centomila euro per gli anni dal 2009 al 2016. Ipotizzato, dunque, un ingiusto profitto con pari danno per l'Unione Europea e la Regione Calabria. In riferimento alle coltivazioni di “agricoltura biologica”, secondo quanto ipotizzato nelle accuse si tratterebbe di circostanza mendace “poiché utilizzavano fitofarmaci e comunque prodotti vietati per le colture biologiche e quindi, in violazione di legge nelle colture praticate sui terreni indicati nelle rispettive

domande”. Inoltre, l'1 giugno dello scorso anno sarebbe stata presentata una domanda per ottenere contributi, nonostante l'impresa agricola fosse stata cancellata dall'elenco degli “operatori biologici italiani” in data 05 aprile 2018: “compiendo atti idonei e diretti in modo non equivoco ad indurre in errore l'Ente locale, al fine di ottenere un ingiusto profitto derivante dal pagamento dei contributi connessi alle suddette domande, che avrebbe determinato un pari danno per l'Unione Europea e la Regione Calabria”. In questo secondo caso la Regione non ha provveduto ad effettuare i pagamenti.

Sarebbero poi stati venduti ad una azienda, poco meno di 16mila Kg di olio extra-vergine d’oliva da agricoltura biologica 100% italiano, dietro percezione del corrispettivo pari ad 57.168,02 euro, avente in realtà qualità diversa da quella pattuita e dichiarata, trattandosi di olio non prodotto in regime di Agricoltura Biologica; Stessa situazione per altri 15.940 Kg per un corrispettivo simile. E ancora, altri 10.040 Kg di “olio extra-vergine d'oliva da agricoltura biologica 100% italiano”, dietro corrispettivo pari ad euro 36.144, avente in realtà qualità diversa da quella pattuita e dichiarata, trattandosi di olio non prodotto in regime di Agricoltura Biologica. Come è noto: l’agricoltura biologica è un tipo di agricoltura che sfrutta la naturale fertilità del suolo favorendola con interventi limitati, vuole promuovere la biodiversità delle specie domestiche (sia vegetali, che animali), esclude l’utilizzo di prodotti di sintesi e degli organismi geneticamente modificati (cd. OGM). Gli obiettivi ed i principi sono indicati nella normativa comunitaria e nazionale alla quale hanno fato riferimento gli investigatori della Guardia di finanza.

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