500mila euro di beni sequestrati nell'operazione "Nippon”

Aggiornato il: 10 dic 2019

Tra Bologna e Lamezia Terme, l'operazione della Guardia di finanza mirata verso un soggetto ritenuto affiliato ala locale cosca di 'ndrangheta


LAMEZIA TERME – 5 dic. 19 - I finanzieri del comando provinciale della Guardia di Finanza di Bologna e del Comando provinciale di Catanzaro, in esecuzione ad una misura di prevenzione patrimoniale disposta dal Tribunale di Bologna, hanno sequestrato, tra le province di Ferrara e Lamezia Terme, un ingente patrimonio mobiliare ed immobiliare costituito da appartamenti, terreni, auto, conti correnti e una società operante nel commercio autovetture del valore complessivo di oltre 500 mila euro. I beni sottoposti a vincolo sono risultati nella disponibilità di T.S., 58 anni, nato a Nicastro ma residente dagli inizi degli anni 2000 a Jolanda di Savoia (FE), indiziato di appartenere alla cosca di ‘ndrangheta “Cerra-Torcasio-Gualtieri” operante a Lamezia Terme. Il provvedimento ablativo, disposto dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Bologna, costituisce l’epilogo di articolate indagini economico-patrimoniali condotte, ai sensi del cosiddetto “Codice antimafia, dalle fiamme gialle del Gruppo di Lamezia Terme e del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Bologna sotto la direzione del Sostituto Procuratore della Repubblica Stefano Orsi della locale Dda e finalizzate al recupero di beni illecitamente detenuti.

Gli accertamenti compiuti dai finanzieri hanno in primo luogo consentito di riscontrare, anche sulla base delle dichiarazioni rese da diversi collaboratori di giustizia, i legami con la criminalità organizzata calabrese del soggetto proposto i cui fratelli erano stati assassinati nel 2003 in un agguato mafioso inducendolo a cercare riparo nel ferrarese.

Le investigazioni patrimoniali hanno poi permesso di accertare un rapporto di particolare “sproporzione” tra i redditi dichiarati dallo stesso e dal suo nucleo familiare e il patrimonio immobiliare e mobiliare riconducibile alla sua effettiva disponibilità che, di conseguenza, è stato sottoposto a sequestro in quanto ritenuto acquisito con proventi frutto di attività illecite.

L’attività di servizio conferma, ancora una volta, come uno dei prioritari obiettivi del Corpo è quello di aggredire, con le misure di prevenzione, i patrimoni illecitamente accumulati dalla cosiddetta “criminalità da profitto”.

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